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A Zacinto - Foscolo [Parafrasi, Commento e analisi], analisi del testo, figure retoriche

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    A Zacinto - Foscolo [Parafrasi, Commento e analisi], analisi del testo, figure retoriche


    Parafrasi:

    Io non potrò mai piu’ toccare le sacre sponde dove il mio corpo da piccolo giacque; o Zante mia, che ti rispecchi nelle onde del mare greco dal quale nacque la dea vergine Venere, e rese feconde quelle isole attraverso il suo primo sorriso, motivo per cui l’ alta poesia di Omero non potè non parlare del tuo limpido cielo, e delle avventure di Ulisse per il mare governato dal fato e l’ esilio di colui, bello per la fama e per la disgrazia, che è arrivato alla fine a baciare la sua Itaca piena di pietre. Tu Zacinto non avrai altro che la poesia del tuo figlio, a noi il destino ha ordinato una sepoltura senza lacrime.

    Schema:

    La descrizione della poesia e’ circolare: si parte da Zante per passare al mare Ionio, a Venere, alle isole, ai poemi omerici, a Omero, a Ulisse e Itaca ed infine ancora a Zante.

    Temi Romantici:

    Patriottismo, eroe romantico in esilio

    Temi Neoclassici:

    Presenza di Grecismi e Latinismi (Zacinto), figure mitologiche ( Venere), e Omero

    Figure Retoriche:

    Perifrasi = V 2 “dove…giacque”

    Sineddoche = V 7: “nubi”

    Litote = V 6: “non tacque”

    Antitesi = V 11: “baciò-petrosa”

    Intreccio Romantico e Neoclassico:

    Il tema romantico si intreccia con quello neoclassico quando Foscolo richiama l’ attenzione sul personaggio mitologico di Ulisse, sottolineando in particolar modo la patria ed il fatto che, anche lui come Ulisse, era in esilio. Comunque la figura mitologica (neoclassica) in questo caso, coincide con l’ eroe romantico.

    Identificazioni del poeta:

    Il poeta si rivede in parte nella figura mitologica di Ulisse, perchè Ulisse ha potuto ritornare nella sua patria Itaca, mentre Foscolo è destinato a restare lontano da Zante anche dopo la sua morte.



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    Commento: A Zacinto

    In questo sonetto “A Zacinto” scritto da Ugo Foscolo, nel 1798, il poeta ripensa con molta nostalgia a Zante, la terra che lo ha visto nascere e maturare la sua fanciullezza.
    La lirica è formata da quattro strofe e quattordici versetti qui troviamo rime alternate enjambement e allitterazione.
    Il Foscolo inizia col dire che sulle rive di Zante c’era stato da fanciullo e guardando il suo mare, la sua nostalgia lo porta a pensare agli antichi miti.
    Dice che da quel mare era nata Venere, la dea della bellezza e dell’amore; ella con il suo sorriso divino aveva reso fertile quella terra.
    Quella nubi luminosi e trasparenti fecero pensare a Foscolo ai racconti di Omero, il cui verso famoso aveva cantato il fatale viaggio per mare, di Ulisse.
    In fine il poeta conclude che egli non potrà tornare sulla sua terra come accadde per Ulisse, perché il destino gli ha riservato una morte in terre straniere, dove nessuna persona cara potrà andare a versare le loro lacrime.



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    Componimento composto tra l’Agosto del 1802 e l’Aprile del 1803, il Tema della poesia è rappresentato dal doloroso esilio, dalla lontananza della terra d’origine: Ugo Foscolo è nato a Zante, un’isola del mar Ionio.
    L’Incipit è molto forte, in fatti ci sono tre monosillabici accentati( il ne = negazione forte, in contrapposizione al non = negazione più leggera) che servono a ribadire che l’esilio è destinato a durare.
    La Struttura del sonetto si articola in due parti: la Prima è rappresentata dalle due quartine iniziali e dalla prima terzina (vv. 1-11), nelle quali viene espressa la nostalgia per il distacco dalla terra d’origine; la seconda parte è costituita dall’ultima terzina (vv. 12-14) in cui sono riportate le amare riflessioni del poeta sul suo infausto destino.
    A Differenza di Ulisse, l’eroe dell’Odissea che dopo mille peripezie riuscì a ritornare in patria, foscolo deve arrendersi al suo destino: non rivedrà più la terra natia e sarà costretto a morire lontano da casa, senza il conforto dei suoi cari, che almeno avrebbe significato il mantenimento del legame affettivo.
    Si tratta quindi di un sonetto, formato da quattro Strofe ( due quartine e due terzine) di endecasillabi in rima secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE,CED .

    La poesia presenta tempi verbali, nell’ordine, al futuro, al passato, al presente, ancora al passato, infine al futuro, sebbene, in quest’ultimo caso, con ulteriore richiamo al passato. Ad accomunare due tempi al futuro (né più mai toccherò le sacre sponde”, v. 1; “tu non altro che il canto avrai del figlio / o materna mia terra”, v. v. 12-13) e la certezza del poeta, indotta dal pessimismo di non fare più ritorno alla sua terra. L’unico tempo al passato è al v. 3 (“Zacinto mia, che te specchi nell’onde”) che contiene la constatazione di una caratteristica geografica, cioè l’isola del poeta che si specchia nelle acque del mar Ionio. Nettamente prevalente nella poesia è il tempo passato, in relazione sia alla nascita di Venere “dal greco mar” sia alla poesia di Omero che canto il paesaggio di Zacinto ed il “diverso” esilio del suo eroe Ulisse. Il tempo al passato (“prescrisse”) con cui si conclude la poesia, allude tuttavia a qualcosa in cui gli effetti si trascineranno nel futuro, cioè la sepoltura in terra straniera senza il conforto delle persone care.

    Notiamo anche i bipolarismi:
    Vita(Positività) – Morte(Negatività)
    Realtà(Sofferenza) – Mito(Serenità)
    Eroe Classico(Ritorno in Patria)- Eroe Romantico(Foscolo)
    Ed anche l’Esilio di Ulisse: voluto dagli Dei in contrapposizione con quello del Foscolo che è stato volontario.

    Un aspetto molto importante sono le parole con cui terminano le prime due quartine, le quali contengono tutte in modo alternato le parole: Onde e Acque, la prima di questa sta a significare che la Stessa Venere nacque dalle Onde del Greco Mar, e la seconda indica che l’Esilio è causato dalle “Acque” che lo separano da Zante.

    Infine L’espressione in cui compare L’aggettivo “Illacrimata” coniato dal poeta, vuole significare la tristezza di una sepoltura in terra straniera, che resta estranea a qualsiasi affetto e sentimento del poeta, senza il conforto dei propri cari.


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    A Zacinto, il nono dei sonetti di Ugo Foscolo, presenta numerose affinità con In morte del fratello Giovanni, che occupa la decima posizione. I due componimenti presentano temi affini, un linguaggio poetico corrispondente, e sono stati entrambi composti in un periodo circoscritto. Il decimo è stato scritto successivamente e completa il nono.

    Se il nono sonetto guarda al passato, il decimo guarda al futuro; se il motivo ispiratore del nono sonetto è la condizione esistenziale di esule del Foscolo e il presagio di avere una tomba senza pianto, il decimo sonetto, ispirato dal suicidio del fratello, constatata la disperazione del tempo presente e conferma i dubbi sul futuro e cioè di morire in terra straniera.

    Foscolo fu buon profeta del proprio destino: morì a Londra e solo grazie alla generosità degli inglesi, le sue ossa nel 1871 sono state rese all'Italia e traslate a Firenze, dove riposano nella chiesa di Santa Croce.

    A ZACINTO

    Né più mai toccherò le sacre sponde
    ove il mio corpo fanciulletto giacque,
    Zacinto mia, che te specchi nell'onde
    del greco mar da cui vergine nacque

    Venere, e fea quelle isole feconde
    col suo primo sorriso, onde non tacque
    le tue limpide nubi e le tue fronde
    l'inclito verso di colui che l'acque

    cantò fatali, ed il diverso esiglio
    per cui bello di fama e di sventura
    baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

    Tu non altro che il canto avrai del figlio,
    o materna mia terra; a noi prescrisse
    il fato illacrimata sepoltura.

    Il tema del sonetto verte sulla precarietà della condizione di esule e sul sentimento nostalgico nei confronti di una piccola isola del mar Ionio, molto amata, dove il poeta è nato. Il nocciolo della poesia è l'amore per la patria, lontana e irraggiungibile. E la triplice negazione iniziale esprime per l'appunto la convinzione del poeta di non poter farvi più ritorno. Ripensando alla fanciullezza il poeta ricorda le bellezze del clima e della vegetazione dell'isola, creata dalla dea Venere – nata dalle acque del mare – che lei rese fertile con il suo primo sorriso; e il sublime poema di Omero non poté tacerne il limpido cielo e la vegetazione e narrò le acque fatali e il diverso destino di Ulisse il quale, esule anch'egli, ricco di fama e di sventura, riuscì a ritornare ad Itaca. Tu, o materna mia terra, conclude il Foscolo, non avrai che questa poesia da tuo figlio, perché il Fato ha prescritto a me una tomba senza pianto.

    La poesia procede senza soluzione di continuità in un crescendo di tensione che toglie il respiro. L'ultima terzina riprende e chiude il tema iniziale.

    Il motivo della disperazione del poeta è la condizione dell'esule che lancia il suo grido di dolore contro il fato avverso. Ma il Foscolo sviluppa questo messaggio in un crescendo di confronti tra sé e Omero e tra sé e Ulisse. Il Foscolo canta le proprie sventure, mentre Omero celebrò i viaggi di Ulisse, che potè a ritornare a baciare la «petrosa Itaca», mentre a lui non riuscirà di ritornare nella sua piccola isola. Ma come la poesia di Omero ha reso immortale Ulisse e Itaca, così la poesia di Foscolo ha una possibilità di perpetuare la fama di Zacinto e il ricordo del poeta che la canta.

    Il fato avverso lo costringe a peregrinazioni senza sosta e il poeta sente che e stata stabilita per lui una sepoltura solitaria.

    La composizione è perfetta, a rima ABAB ABAB CDE CED, ricca di allitterazioni consonantiche come la c- l - f - e suoni vocalici come la e - i - o.

    Marcello Pagnani nel suo studio approfondito ha messo in luce la centralità dell'idea di maternità, laddove Zacinto viene vista come madre, e dell'idea di acqua marina come generatrice della dea Venere ed elemento sul quale navigò Ulisse. Il tema di maternità verrà ripresa in modo diretto nel sonetto “gemello” In morte del Fratello Giovanni.

    Il lessico della poesia è altamente letterario, aulico, pregiato, selezionato e connotativo. La poesia ha un lungo periodo ipotattico che abbraccia le due quartine e la prima terzina. L'ultima terzina ha due periodo paratattici, ma il secondo è in effetti una subordinata causale, introdotta dal punto e virgola. Il primo periodo sintattico ha un andamento sinuoso e veloce, come le acque di un fiume che scorre tra le anse sempre più veloce, fino ad arrivare alla cascata finale, e di nuovo nel letto piatto lentamente il fiume riprende la sua corsa. Così in questo sonetto dopo l'incipit si susseguono sei relative, una dopo l'altra, in un crescendo di immagini nuove e creative fino all'ultima che descrive Ulisse nel suo drammatico viaggio. Il sonetto nella sua ultima terzina riprende il percorso, lentamente, per finire il senso drammatico espresso nei primi due versi.

    «Il discorso lirico del poeta, con la sua libera associazione di immagini, vìola i modelli tradizionali (che stabilivano una certa corrispondenza tra gli aspetti prosodici e il discorso sintattico) e, deludendo l'orizzonte d'attesa del lettore, conferisce una particolare intensità significativa al componimento» (C. Salinari e C. Ricci p. 2115). «Un'altra caratteristica del sonetto, destinata a creare un senso di attesa e di sospensione nel lettore, è costituita dalle costanti dilazioni, cioè dalla posizione dell'oggetto delle apostrofi, rivolte all'isola animisticamente invocata e dei soggetti grammaticali» (ibidem p. 2116).

    Le figure retoriche donano al sonetto purezza formale e una perfezione stilistica e, insieme ai riferimenti alla cultura classica, una forma neoclassica all'interno della quale si materializzano i tumultuosi pensieri dell'autore.

    «Nel Foscolo il sentimento individuale, la passione, l'effusione della propria intimità sono sempre temperati, filtrati dal confronto con la cultura neoclassica, con quel mondo dei miti sui quali il poeta aveva formato la sua esperienza artistica» (M Dardano e C. Giovarnardi, I testi, le forme, la storia, p.84).

    Due sineddoche, una perifrasi, un iperbato, un'apostrofe, una litote, enjambements, il neologismo «illacrimata»: la composizione è caratterizzata da un altissimo e raffinatissimo linguaggio poetico.

    Scritto dal Foscolo tra il 1802 e il 1803, il sonetto costituisce una perfetta sintesi della dominante tradizione neoclassica e degli innovativi orientamenti romantici dell'autore. Richiama il mondo della Grecia arcaica e manifesta i sentimenti tipici delle tendenze dello Sturm und Drang: l'amor di Patria, l'ossessione della morte, la precarietà del tempo, la Poesia, che celebra eroismo e sventura... La vita è avversa e va affrontata secondo una concezione materialistica che esclude un possibile rifugio nella religione. Tra le due componenti è l'anima romantica a prevalere.

    Il sonetto A Zacinto è un piccolo gioiello della letteratura italiana, in anticipo su quello che sarà quel grande e raffinato capolavoro che è il carme Dei sepolcri.


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    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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