CLAUDIO BAGLIONI FORUM... UN MONDO IN MUSICA

parafrasi e commento-Incontro con le sirene

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    Incontro con le sirene


    PARAFRASI:


    Mentre spiegavo le istruzioni di Circe ai compagni
    la nave spinta da un vento favorevole arrivò rapidamente
    all'isola delle Sirene.
    Immediatamente il vento cessò,vi fù una calma
    improvvisa,un dio addormentava le onde.
    I compagni levarono e piegarono le vele,
    le deposero nella stiva della nave e una volta posizionati
    ai remi, con foga iniziarono a remare.
    Io invece, con un' affilata lama di bronzo
    avevo tagliato un disco di cera a pezzetti
    e li stavo premendo tra le mani con forza.
    Per la forte pressione e il calore del sole
    la cera si ammorbidì e la spalmai
    sulle orecchie di tutti i miei compagni.
    Loro mi legarono mani e piedi con le funi
    e mi fissarono saldamente all'albero della nave,
    poi sedettero e remarono con forza.
    Ma, nonostante fossimo veloci
    la nave non passò inosservata alle sirene
    e non appena fummo a una distanza che ci consentiva udirle
    intonarono un canto soave:
    " Vieni, famoso Ulisse, eroe dei greci,
    ferma la nave, così potrai ascoltarci.
    Nessuno è mai passato di qui senza
    fermarsi ad ascoltare il dolce suono del nostro canto,
    chi si è fermato se ne è andato dopo avere provato piacere
    e acquisito più conoscenza.
    Noi sappiamo quante sofferenze patirono a Troade
    gli Achei e i Troiani per il volere degli dei;
    sappiamo tutto quello che è successo su quella fertile terra".
    Dissero queste parole cantando con voce soave:
    tutto me stesso voleva ascoltarle,
    facendo segno con gli occhi
    ordinai ai miei compagni di slegarmi,
    ma loro remavano curvi.
    Prontamente Perimede ed Euriloco si alzarono
    e strinsero di più le funi che mi legavano.
    Quando oltrepassarono le sirene
    e non si poteva più sentire nè la loro voce nè il loro canto,
    i fidati compagni si tolsero la cera
    dalle orecchie e mi slegarono.


    COMMENTO:

    Le Sirene nell'Odissea: un mortale e dolce oblio Lasciata l'isola di Eèa, Odisseo e i compagni si dirigono verso occidente grazie al vento propizio inviato dalla maga Circe per favorire la loro navigazione. Vicini all'isola delle Sirene,uccelli con la testa di donna,l'eroe rivela ai compagni le indicazioni della maga:tapperà loro le orecchie con la cera, poi essi dovranno legarlo all'albero della nave in modo che egli possa ascoltare il loro canto senza caderne vittima. Nei vv154-157 Odisseo avverte i compagni dell'utilità della conoscenza: essere consapevoli dei pericoli non serve ad evitarli ma ad affrontarli nel modo migliore facendo ricorso ai mezzi della ragione. Chi si avvicina alle sirene ??????? (“nell'ignoranza”), aveva detto Circe, va incontro a morte sicura(XII 41-46), una morte che toglie all'uomo la sua dignità. Nei vv184-191 le sirene affermano di sapere tutto ciò che accade sulla terra. Ed è proprio dalla promessa di un arricchimento conoscitivo che deriva loro quel fascino a cui gli uomini non sanno rinunciare. Il loro sapere è simile a quello delle Muse che Omero invoca a sostegno della sua memoria e delle sue conoscenze dicendo:”voi infatti siete dee, siete presenti e sapete tutto; noi poeti invece udiamo soltanto la fama e non sappiamo niente”(Iliade II vv485-486). Nell'incontro con Odisseo le Sirene sfoderano un'arma senz'altro vincente, se l'eroe non fosse saldamente legato all'albero della nave e non fosse quindi materialmente impedito a soddisfare l'irresistibile impulso ad abbandonarsi alle loro lusinghe. Esse infatti tentano di attirarlo con il canto di quelle imprese epiche che l'eroe ha vissuto in prima persona: ecco allora il ricorso ad epiteti e formule tipicamente iliadiche con lo scopo di arrivare direttamente al cuore di Odisseo. Quale fosse l'effetto prodotto su di lui dal ricordo delle vicende di ***** lo sappiamo da racconto di Demodoco (canto ottavo) che per due volte aveva provocato il pianto dell'eroe. Ma il canto delle Sirene è molto più pericoloso di questo perché non è mediato da un rituale che permette agli uomini di ricordarsi che sono uomini. Senza un contesto preciso di enunciazione infatti come un rituale religioso o un banchetto, l'epopea resta inudibile per gli uomini senza che essi si perdano. Il loro canto comporta il dolce oblio della propria esistenza, delle proprie sofferenze, ma è un oblio eccessivo, totale che porta l'uomo a dimenticare la sua condizione mortale, il bere, il mangiare e che quindi uccide. Da tale brano inoltre trapela un tema fondamentale del personaggio di Ulisse: la doppia tensione in cui si esplica il sentimento di nostalgia(da ??????=ritorno e ?????=sofferenza quindi sofferenza per il ritorno). Da un lato la tensione per il ritorno a casa, motore della vicenda, dall'altro l'impulso di viaggiare, di esplorare quindi la nostalgia per l'ignoto e per la conoscenza. Le Sirene infatti rappresentano tutto ciò che attrae lontano da casa, come la poesia, la sapienza, la fama, la gloria, il ricordo del passato(in questo caso della guerra di *****). Egli è ardentemente attratto dal canto delle Sirene e dal sapere che gli verrebbe svelato ma è altrettanto desideroso di tornare a casa dalla moglie Penelope. Ulisse perciò si dimena tra due poli opposti che simboleggiano la condizione umana, la realtà a noi conosciuta e tangibile a noi cara e l’ignoto a cui tende la ψυχή (Odissea I v.5), cioè la forza vitale.

    dal collegamento http://it.answers.yahoo.com/question/index...13065541AAWWHcJ



    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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