CLAUDIO BAGLIONI FORUM... UN MONDO IN MUSICA

IL Mondo degli Egizi......storie e leggende

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    GLI Egizi...


    Oro e lapislazzuli


    I capolavori di oreficeria egizia era dei gioielli carichi di significati simbolici; chi non poteva permettersi oro e pietre preziose si doveva accontentare di monili di ceramica e/o vetro colorato.


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    L'occhio di Horo: in questo particolare del pettorale di Tutankhamon vi si può riconoscere il dettaglio dell'avvoltoio (la dea Nekhbet) e del cobra (la dea Uadjet), attributi prettamente faraonici, e il sacro occhio di Horo. Quest'ultimo aveva il compito di vigilare sul viaggio del faraone verso l'aldilà.
    Ma non proteggevano solo il faraone, queste due dee dovevano anche proteggere l'intero Egitto.


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    Animale sacro agli Egizi, lo scarabeo rappresenta il dio Khepri; riprodotto prevalentemente sui bracciali ma anche sugli anelli che inizialmente, come monile, avevano una funzione di sigillo e in seguito invece, divenuti più grandi di dimensione, vennero utilizzati per i riti con formule propiziatorie.


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    I pettorali furono usati largamente dal popolo egizio e assunsero valenze di dono speciale; infatti i faraoni usavano donarli a chi si era distinto in modo particolare, ed erano sempre collari ricchi e preziosi. Trai i materiali che venivano usati c'era la 'faience': era un impasto a base di quarzo e silice che veniva cotto e rivestito da un'invetriatura di colore verde o blu.

    Tra i materiali che erano più amati dai gioiellieri egizi vi era 'l'elettro' una lega naturale di oro e di argento.

    Anche gli orecchini, diffusi soprattutto nel Nuovo Regno, erano molto amati dalle donne egizie; dalle mummie rinvenute si è potuto osservare che mostravano dei buchi alle orecchie e successivi ritrovamenti hanno permesso anche di ritrovare orecchini costruiti in oro e pasta vitrea.
    Oppure in oro e pietre come questa riproduzione...


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    Edited by Lussy60 - 14/10/2011, 15:55


    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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    Trucco e cura del corpo

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    Gli Egiziani, di ogni ceto sociale e sia uomini che donne tenevano in gran conto l'aspetto e la cura del corpo; gli antichi Egizi possono essere considerati gli inventori della cosmesi, che, per la prima volta nella storia dell'uomo, verrà praticata secondo regole e ricette ben precise e in modo abituale.

    Gli Egizi non usavano la cosmesi solo per sedurre ma aveva valenze curative oltrechè magico-religiose: per esempio, il trucco del contorno occhi era nato come difesa dalle infezioni e dal sole e aveva anche un aspetto simbolico, visto che il tratto allungato verso l'esterno richiamava l'amuleto udjat, l'occhio risanato del dio falco Horo.
    I primi cosmetologi furono i sacerdoti, che erano anche i depositari delle nozioni farmaceutiche e nei cui laboratori preparavano i loro prodotti.
    I cosmetici, proprio per il la loro funzione curativa erano considerati beni di prima necessità, da ricevere assieme alle razioni alimentari.

    L'abluzione, rito religioso e garante di purezza, era obbligatorio per i sacerdoti ma veniva effettuato anche dall'uomo comune che si lavava più volte durante il giorno.
    I più poveri si strofinavano con sabbia e argilla lungo le rive del Nilo, mentre i signori lo facevano nei loro bagni privati, con acqua e natron (dei sali di sodio).
    Vi erano anche i deodoranti, importanti in un clima così caldo costituiti da scorza di carruba macinata o in forma di palline di farina d'avena profumata d'incenso da porre nel cavo del braccio.

    Molta attenzione la ponevano anche nei confronti della peluria; per i sacerdoti, di cui il corpo ben rasato era simbolo di purezza, la pelle liscia e glabra era una componente erotica importantissima per la donna Egizia che oltre a pinzette e rasoi aveva a disposizione ricette per creme e cerette depilatorie e per prodotti lievemente abrasivi per un peeling casalingo.
    Una ricetta per il peeling è la seguente: una base di carbonato di sodio, miele e sale marino.

    Gli uomini generalmente non portava la barba (i baffi erano rari), se non in segno di lutto,mentre i sovrani ne usavano una finta per i cerimoniali, allacciata dietro le orecchie; la calvizia temuta da uomini e donne, era combattuta con lozioni o con parrucche e posticci.


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    Le acconciature variavano a seconda delle epoche ma rimasero sempre in auge le parrucche.
    Erano fatte di capelli veri incollati ad una retina con cera d'api mista a resina (lo stesso impasto era utilizzato come gel per le acconciature) e potevano essere molto elaborate: lunghe sino a mezzo metro, con ciocche ondulate, trecce terminanti con boccoli e ornate con ghirlande di fiori, nastri o gioielli.
    Con carattere simbolico e magico, legato al culto religioso e funerario, usavano apporre dei coni di unguento profumato sulla base dell'acconciatura, che al caldo si scioglieva spandendosi sulla parrucca.
    Nel Nuovo Regno sono spesso rappresentati sulla testa di uomini e donne, distribuiti dalle inservienti che passavano tra i convitati del banchetto funebre.
    L'uso del cono si è protatto fino al secolo scorso presso alcuni popoli africani ma probabilmente nell'antico Egitto non era considerato solamente un cosmetico ma anche un simbolo di rinascita, rafforzato dalla forte carica erotica rappresentata dai profumi, considerati un fluido degli dei.

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    In virtù di questa credenza, non solo le vesti, i capelli ed il corpo dovevano essere profumati,ma anche le case dovevano essere odorose, per rendere più sereno l'ambiente familiare.
    All'inizio i profumi erano simili a pomate aromatizzate, poi divennero vere e proprie essenze che duravano anni, famose in tutto il mondo antico.

    I cosmetici più utilizzati dalle donne erano fard e rossetto, realizzati con ocra rossa, linfa di sicomoro e grassi vegetali.
    L'hennè era utilizzato per tingere i capelli (come avviene tutt'oggi) e per decorare unghie e mani.
    Le musiciste e le ancelle erano solite usare i tatuaggi a motivi geometrici o piccole figure del dio Bes, ed erano praticati con l'iniezione sottocutanea di fuliggine e olio sulle cosce e sull'addome, per aumentare l'attrattiva sessuale.


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    Alla fine di tutte queste cure che dedicavano al loro corpo, questo infine, lo dovevano poi esibire e lo facevano in modo molto elegante,
    come le danzatrici e le musiciste, che lo esibivano nudo adornato solo di gioielli.
    I lavoratori erano anche loro nudi, ma indossavano spesso un perizoma di lino o pelle traforata.
    Solo fino a quando non diventarono di uso comune la tunica e la camicia, anche i signori giravano a torso nudo mentre le dame erano a seno scoperto.
    Diventò poi d'uso comune per le donne un abito-guaina costituito da un tubino cucito su un lato, lungo fino alla caviglia e retto da due spalline che a volte lasciavano scoperto il seno, spesso impreziosito da una rete di perline colorate da portare anche come abito a sè sul corpo nudo.

    Solo nel Nuovo Regno gli abiti diventeranno più vari per entrambi i sessi e con le tuniche apparirrano anche le cinture.
    La passione degli Egizi però era rappresentata dai gioielli: essi indossavano quanti più monili potevano tra bracciali, cavigliere, collane,diademi, orecchini e corone, utilizzati sia per farsi belli che come amuleti.
    I gioielli erano molto elaborati e tramandati da generazione in generazione, spesso d'oro intarsiati con pasta di vetro colorata o pietre semipreziose, oppure di materiali poveri per le classi meno agiate, ma sempre ricchi di simbologia.
    I piedi erano nudi oppure calzati con sandali infradito di cuoio o fibre vegetali.

    Tutto il risultato di questa cura attenta veniva osservato in uno specchio, un disco di rame, bronzo o argento, levigato levigato, affine al disco solare, munito di un'impugnatura allungata.
    Per la sua capacità di riflettere e 'conservare' l'immagine di chi vi si specchia, simboleggiava la rigenerazione; non per niente era chiamato ankh, cioè 'vita'.


    Una curiosità: la tipologia della riga nera nel trucco degli occhi aveva un significato per gli Egizi.
    La riga nera spessa lunga era riservata a faraoni e divinità; quella corta e spessa o lunga e sottile era appannaggio delle danzatrici e della gente comune; quella allungata verso il naso era di utilizzo meno frequente.

     
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    Il cibo degli antichi Egizi

    Cosa mangiavano e quali bevande consumavano nell'antico Egitto?? Partendo da questa semplice domanda ci siamo volute addentrare nelle tradizioni culinarie che risalgono ai tempi dei Faraoni,per farvi scoprire quali erano i cibi più consumati di questa affascinante civiltà.

    Come tutti sappiamo,l'Egitto è attraversato dal Nilo,il fiume che con le sue piene annuali influiva notevolmente sulle culture coltivate sulle sue rive dagli Egizi. Ma secondo le loro credenze,un buon raccolto era anche merito del faraone,che intercedeva per il suo popolo con gli dèi.
    In un papiro denominato “Insegnamenti” al figlio Sesostri, Amenemaht I (1994-1964 a. C.) fa scrivere: “Sono io che ho coltivato l'orzo e amato il frumento. Il divino Nilo mi ha rispettato e nessuno ha conosciuto la fame durante il mio regno,nessuno la sete”.

    Di base c'erano due alimenti molto semplici nella dieta degli egiziani: pane,e birra, che erano anche la paga con cui i faraoni ricompensavano gli operai che lavoravano alle loro dimore eterne.
    Il pane soprattutto aveva una notevole varietà; si crede infatti che ne esistessero tra le 30 e le 40 varietà,differenti per forma (triangolare,ovale,rotonda), e per ingredienti (con orzo,farro,frumento). Questo alimento veniva inserito anche tra le offerte funebri dei vari corredi tombali di Faraoni e nobili.

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    Il pane era cotto in forni d'argilla situati all'esterno delle abitazioni, e veniva arricchito con grasso,uova oppure addolcito con miele e frutta varia. Venivano sfornate anche delle pagnotte simili a focacce su cui si poteva spalmare il miele o una specie di marmellata di datteri.
    Unico inconveniente era la sabbia,che si introduceva nell'impasto del pane molto spesso,causando il precoce deterioramento dei denti dei poveri egiziani.
    Ancora oggi il pane egiziano rotondo prodotto dai contadini dell'antico Egitto porta il nome di allora, cioè aysh sham “Pane del sole”.

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    La birra aveva una gradazione alcolica media (anche se superiore a quella moderna) era densa, si otteneva dal pane d'orzo cotto in modo non perfetto,che veniva messo a fermentare nell'acqua. Il composto che ottenevano veniva così filtrato e lasciato depositare.

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    Il vino chiamato dagli Egizi erpi,era consumato con una certa frequenza; piante di vite si trovavano soprattutto nel delta del Nilo e in altre regioni vicine. Veniva coltivata in filari ma soprattutto a pergola, sia bianca che nera ed era usata nella maggior parte dei casi proprio per la produzione di vino.
    L'alta produzione ne permetteva anche l'esportazione in paesi vicini, e sulle anfore con cui veniva trasportato è stato trovato un sigillo che ne garantiva l'originalità e la qualità. Spesso se ne mischiavano tipi diversi, e a volte si aggiungeva anche del miele,per renderlo più amabile.


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    Ovviamente anche il pesce era un altro alimento che raramente scarseggiava in Egitto, sia d'acqua dolce che salata,come carpe,pesci gatto,muggini o anguille.
    Alcuni animali veniva anche allevati,o cacciati nelle paludi del delta del Nilo,come anatre,oche,piccioni,quaglie e pellicani con relative uova.

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    Infine veniva consumata anche carne ovina e suina,soprattutto i rognoni di pecora,più raramente si consumava quella bovina. La carne era cucinata lessa,allo spiedo o arrosto e veniva conservata sotto sale o sotto grasso animale,per una migliore conservazione,viste le elevate temperature del paese.

    La dieta era poi integrata con latticini, tantissima verdura (cipolle,cetrioli,lattuga, porri e ravanelli), legumi (fave,lenticchie e piselli) e frutta (meloni,fichi,uva,datteri e cocomeri).
    L'unica “ricetta” che è giunta fino a noi si chiama ful medames,composto da piccole fave lessate insaporite con olio e spezie aromatiche tra cui il cumino, il prezzemolo e l'aglio. Un sapore davvero antico!

    Purtroppo però gli antichi egizi hanno lasciato solo liste di ingredienti,e nessuna ricetta precisa.
    I pasti consumati erano 3,di cui la cena era quello principale. Non si usavano le posate,ma solo le mani, e le pentole e i piatti erano perlopiù in coccio e terracotta. Ovviamente nelle famiglie nobili e in quella reale si potevano trovare serviti da tavola in argento e anche in oro. Il tutto veniva consumato stesi su cuscini e stuoie; solo nel Nuovo Regno vennero introdotti come “moda” l'usanza di sedersi su sedie davanti ad alte tavole.
    Nelle case dei nobili i pasti erano serviti da una giovane servitù, e spesso erano accompagnati da musica,affascinanti danzatrici e giocolieri.
     
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    La pesatura dell'anima


    “Una distesa d'acqua senza colore, il Nun. Niente vita,luce, forma:solo il caos. Poi emerse una collina, dove il dio creatore Atum poté appoggiarsi, e far nascere l'Umido e il Secco,che a loro volta diedero origine al Cielo e alla Terra”.


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    Questo è l'inizio della creazione secondo la visione egiziana; poteva variare leggermente a secondo delle varie scuole teologiche ma di base erano molto similari.
    Il mondo così come era stato creato da Atum era perfetto, e spettava alla figura del Faraone mantenere questo equilibrio a discapito del caos. Infatti nella nomenclatura ufficiale uno dei nomi del Faraone era Meri Maat,amato da Maat,la dea della giustizia che presiedeva alla pesatura dell'anima nell'aldilà.

    Tutto era finalizzato a mantenere tale equilibrio e armonia, dalle opere pubbliche alla costruzione di templi. Se la cultura egizia è durata ben oltre 3 mila anni, quasi il triplo di quella di Roma, ciò non è dovuto solo all'isolamento geografico; se il loro mondo, come abbiamo detto, era nato perfetto, aprirsi con l'esterno era visto come una sorta di contaminazione. Quindi, perchè cambiare??

    La religione era il loro punto di forza, scandiva le regole della società e dava una prospettiva “logica” anche per la vita dopo la morte. Assicurava che era possibile continuare a vivere,bastava prepararsi in modo adeguato.
    Un'iscrizione tombale giunta fino a noi recita: “Possa tu star bene nel tuo sarcofago, avendo gioito di tutto quanto di buono abbia desiderato il tuo cuore”.

    Una bella vita doveva comunque essere vissuta nel rispetto di alcune norme morali. Eccone alcune:

    1 – Non ho commesso iniquità contro gli uomini
    2 – Non ho maltrattato i sottoposti
    3 – Non ho bestemmiato contro gli dèi
    4 – Non ho rubato
    5 – Non ho calunniato uno schiavo presso il padrone
    6 – Non ho affamato nessuno
    7 – Non ho fatto piangere nessuno
    8 – Non ho ucciso
    9 – Non ho commesso atti impuri
    10 – Non ho fornicato con donna maritata
    11 – Non ho diminuito le offerte nei templi
    12 – Non ho barato sui terreni (per i raccolti da donare al Faraone)
    13 – Non ho alterato il peso della bilancia
    14 – Non ho tolto il latte dalla bocca dei bambini

    Queste leggi non sono troppo dissimili da quelle che poi si daranno ebrei e cristiani.

    Il defunto si presentava dopo la morte davanti al tribunale divino presieduto da Osiride, dio della morte. Anubi poneva sul piatto della bilancia il cuore del deceduto, che per gli egizi era sede della coscienza; sull'altro piatto veniva posta la piuma di Maat.
    Se il peso dei due piatti era uguale, il defunto riprende il suo corpo e torna alla vita nell'aldilà dove “ara,miete, mangia,beve e fa l'amore e tutto ciò che faceva prima”.


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    Se il suo cuore invece era troppo peso,quindi troppo gravato dai peccati commessi in vita, il corpo del defunto era divorato da Ammut,mostruoso incrocio tra un coccodrillo, un leone e un ippopotamo. In questo caso la morte, era per sempre.


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    Ma chi erano le divinità che un buon egiziano doveva onorare in vita??
    Anubi, per esempio, dio dalla testa di sciacallo addetto all'imbalsamazione dei corpi, era originario di Assyut.

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    Thot, dalla testa di ibis, che portò in dono agli uomini la scrittura, aveva come centro di culto Ermopoli.

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    La dea-avvoltoio Nekhbet era di Elkab e Sobek, il dio coccodrillo, di El- Faiyùm.

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    Cosmologia egiziana

    Secondo il modello elaborato ad Heliopolis la nascita degli dèi era avvenuta dal Nun,l'elemento liquido incontrollato, che stava all'origine di tutto. Da lui era nato Ra, dio solare per eccellenza,che in seguito sarà chiamato anche Atum.

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    Da lui era nata la prima coppia sacra, Shu, il Secco

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    e Tefnut l'Umida


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    Dalla loro unione a loro volta era nata un'altra coppia sacra, composta da Geb, la Terra come principio maschile

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    e Nut,il cielo,come principio femminile.

    Dal loro amore sono nate due coppie divine, identificate anche come i primi faraoni divini da cui poi sarebbero discesi tutti gli altri:
    Iside e Osiride


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    Seth e Nefti

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    Queste due coppie,pur essendo tutti fratelli e sorelle,erano anche marito e moglie. La prima,composta da Iside e Osiride,rappresentava il Bene,mentre Seth e Nefti il Male. Ciò non è però da intendersi come qualcosa di negativo e positivo,ma solo come due forze opposte senza cui non esisterebbe nemmeno la controparte.
    Iside e Osiride ebbero un figlio,Horus, il dio Falco

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    mentre Seth e Nefti non poteva avere figli,anche se la leggenda narrava che in una notte di follia, Osiride abbia tradito Iside con Nefti, che da questa unione avrebbe avuto Anubi,dio dell'oltretomba.

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    MINISTORIA LETTERARIA

    DEGLI EGIZI…


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    La storia letteraria dei popoli egizi riflette la complessità di uno sviluppo storico caratterizzato da continuità culturali ma anche da cesure, riprese, periodi di ricchezza e vigore e periodi di regresso e decadenza. E’ un processo che ha radici antichissime: gli egizi sono tra i popoli di cui sappiamo di più , per cui riusciamo ad “arrivare” più indietro nel tempo. E anche per la sua posizione geografica è stata una cultura di cui i popoli europei hanno conosciuto nei suoi elementi principale, anche se non sappiamo esattamente quanto ne siano stati influenzati.


    Sinteticamente, per quanto riguarda i prodotti letterari di questi popoli nelle epoche precedenti le prime testimonianze letterarie conosciute dei popoli europei, si distinguono cinque periodi.


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    Al periodo 2778/2250 (-) circa appartengono testi delle piramidi e delle mastaba. I “Testi delle piramidi” sono iscrizioni funerarie: inni, rituali, frasi magiche, testi religiosi scolpite in geroglifico sulle pareti della camera sepolcrale dei sovrani della V dinastia (secolo XXV-) e di re e regine successive. I testi furono scoperti a Saqqarah da *A. Mariette nel 1880-1+ e pubblicati per la prima volta da *G. Masp챕 ro nel 1894+. Si tratta di pi첫 di 700 formule. Dovevano servire per aiutare il sovrano a superare gli ostacoli nel suo viaggio verso il cielo per essere assunto tra gli dei.
    I mastaba erano tumuli bassi, con due stele e una camera per le offerte, in cui erano sepolti personaggi illustri e nobili. Vi sono testi che esplicitano quanto 챔 raffigurato sulle pareti, ma anche testi biografici ( l’autobiografia di Uni).
    A questo periodo appartengono raccolte sapienziali di detti di saggi: di Imhotep e Hardedef, di Ptahotep, uno attribuito al figlio del faraone Cheope.





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    MERIKARA



    Nel 2250/2160 (-) circa, un periodo di crisi caratterizzato da profondi mutamenti sociali. Nelle Ammonizioni di un saggio il principe Ipu con passione rimpiange il passato e descrive incisivamente il presente. Nel Dialogo di un disperato con la sua anima un saggio discute dell’inutilità di restare in vita in un mondo triste e duro.
    Nel Canto dell’arpista le traversie della vita fanno parte delle leggi naturali per cui è inutile rimpiangere il passato e non si deve disperare del presente.
    L’Insegnamento per Merikara presenta il sovrano nelle sue qualità umane e approfondisce il senso del divino. L’Oasita eloquente è la storia di un contadino defraudato da un funzionario che chiede giustizia a un alto dignitario della corte e viene posto nell’ufficio del funzionario che lo aveva defraudato.


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    SCRIBA



    Nel 2160/1580 (-) due generi letterari: politico e narrativo. Significativo l’elegante testo ‘profetico’ di Neferty per l’avvento al trono di Amenemhet I fondatore della XII dinastia.
    Kethy 챔 autore dell’Insegnamento di Amenemhet I al figlio Sesostri I imperniato sul concetto amaro che chi fa del bene non raccoglie bene, e della Satira dei mestieri, elogio della carriera di scriba e satira delle altre professioni.
    Testo narrativo è Avventure di Sinuhe, divenuto poi un classico nelle scuole egizie. E’ stato rinvenuto in vari papiri. Dopo la morte misteriosa di Amenemhet I (20001970-), Sinuhe fugge, visita i paesi dell’Asia vicina. Si stabilisce nel paese di Retenu (Siria), diventa un ricco capo tribù amato e stimato da tutti, ma diventato vecchio la nostalgia della sua terra e il desiderio di conquistare il favore del nuovo sovrano Sesostri I (figlio e successore di Amenemhet I) lo spingono a tornare in Egitto. Accolto con grandi onori dal faraone, Sinuhe attende serenamente la morte. Il racconto, svolto sotto la forma di un’epigrafe autobiografica in cui Sinuhe parla in prima persona, era considerato presso gli antichi egizi capolavoro della narrativa antica per vivacità descrittiva e eleganza di stile. Simile è il Racconto di un naufrago.
    I Racconti del papiro Westcar 챔 una raccolta di storie meravigliose del passato, narrate a turno da principi, alla presenza del faraone Cheope.


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    INNO AL SOLE



    Nel 1580/1320 (-) il periodo dei faraoni liberatori del delta del Nilo dagli asiatici e conquistatori: Ahmose, Tutmosi I, Tutmosi III, Tutankhamon. Anche in letteratura è un periodo di splendore.
    Alla letteratura di corte appartiene il racconto della concezione divina della regina Hatshepsut, la narrazione dell’impresa di Tutmosi III a Meghiddo.
    Alla produzione religiosa l’ “istruzione” al sommo sacerdote di Ptahotep, l’Inno al sole, il grande Inno al dio Amon, e il celebre Inno ad Aton dio solare.
    Di carattere morale è l’Insegnamento di Any.


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    A partire dal XVI secolo (-) e cioè dalla 18° dinastia, cominciarono a essere deposti nelle tombe, appoggiato al sarcofago oppure meso tra le bende che avvolgevano il morto delle formule magico-funerarie su papiro. Convenzionalmente si dà il nome di “Libro dei morti” a queste iscrizioni, ma gli egizi le chiamavano Libro dell’uscire alla luce. Destinate a assicurare un aldilà senza incertezze, i manoscritti del “libro” furono scritti prima in geroglifico corsivo, poi in ieratico (dalla 21° dinastia), poi in demotico. Ne sono pervenuti in gran numero, per lo più illustrati con vignette, vere e proprie miniature. I temi erano incentrati sul mito di Osiri signore dell’oltretomba, sul giudizio del defunto (psicostasia) e sulla esistenza dopo la morte. L’esemplare più antico del “Libro dei morti” è il Papiro di Torino, di epoca tolemaica. Suddiviso in 165 formule. E’ stato edito da K.R. Lepsius (1842+).


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    Nel 1320/950 (-), l’inserimento della borghesia mercantile e artigiana in posti di responsabilità, la diffusione della cultura media con la formazione di un gran numero di funzionari, i maggiori contatti con le culture asiatiche produce nuovi generi letterari e forme espressive. La lingua usata aveva conservato lo stesso tipo di struttura morfologica: ora muta sotto l’influsso del parlato. A proposito di questa lingua nuova e di questa nuova letteratura si parla di neoegizio.
    Tra i testi di questo periodo sono Il racconto dei due fratelli e La disputa tra Horo e Seth aspiranti all’eredità del defunto Osiri. E una vasta produzione letteraria di carattere amoroso, idillica, sensuale, erotica.

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    miti


    la Leggenda di Osiride



    Osiride era un mitico re dio degli abitatori del Nilo ; sovrano benefico indusse i suoi selvaggi sudditi a vivere in pace, a non sbranarsi a vicenda, ad abbandonare l'avventurosa vita nomade. A questo fine insegnò loro a lavorare la terra, a coltivare la vite e ad ottenere il vino, e l'orzo da cui trarre la birra. Mostrò loro come forgiare i metalli e le armi per difendersi dalle belve, li invogliò a vivere in comunità, a fondare città. Iside, la sorella sposa, per parte sua, guariva le loro malattie, scacciava gli spiriti maligni con arti magiche ; fondò la famiglia, insegnò agli uomini a fare il pane e alle donne tutte le arti muliebri, la tessitura, il ricamo. Insomma, inventarono la civiltà.

    L'Egitto si trovò così nell'Età dell'Oro. Compagno e amico di Osiride era Thot, dio delle scienze, cui spettò il compito di insegnare agli Egizi a leggere e scrivere. Non contento di ciò, Osiride volle portare la sua benefica missione anche nel resto del mondo e, durante la sua assenza, lasciò la reggenza del trono a Iside. Ma ecco il fratello Seth, escluso dal trono in quanto figlio cadetto, tramare subito per usurparglielo : la vigile Iside riesce a stroncare ogni manovra.

    Osiride torna dal viaggio, felicemente concluso, in compagnia di Thot e di Anubi ( dio dei morti ). Il perfido Seth, l'esatto opposto di Osiride, ordisce un orribile inganno : dà una grande festa in onore del fratello e durante il banchetto mostra agli invitati un magnifico scrigno finemente istoriato e tempestato di gemme e, scherzando, proclama che ne farà dono a chi, entrandovi, lo occuperà esattamente con il proprio corpo (l'aveva fatto costruire su misura per Osiride, che aveva una statura gigantesca). Ognuno dei commensali, ammirato per la preziosità dell'opera e desideroso di averla, ci si provò, ma risultava sempre troppo piccolo.
    Alla fine fu la volta del re, la cui statura si attagliò a pennello.

    Seth, fulmineo, con i suoi complici rinserra il coperchio, lo sigilla con piombo fuso e getta lo scrigno nel Nilo. Gli dei atterriti presero forme di animali per sfuggire a una simile sorte. Iside, disperata, si strappò le vesti e con l'aiuto di Thot riuscì a fuggire e partì alla ricerca della salma dello sposo per dargli almeno degna sepoltura.
    Era scortata da sette velenosissimi scorpioni, terribile guardia del corpo. Giunse esausta alla città di Pa-sin ; ma lacera e sfinita com'era, non trovò ospitalità ( forse a causa del poco raccomandabile seguito ). Una donna le chiuse ostentatamente la porta in faccia. I sette scorpioni si consultarono tra loro sul modo di vendicare l'affronto alla dea, e ad uno a uno, avvicinandosi al loro capo, Tefen, iniettarono nella sua coda tutto il proprio veleno.

    Tefen, introdottosi nella casa della poco cortese signora, trovato il suo bambino, lo punse. La potenza del veleno era tale che la casa prese fuoco.

    Frattanto una misericordiosa e umile contadina, Taha, impietosita da quel volto impietrito dal dolore, accolse Iside, spontaneamente ; l'altra, che si chiamava Usa, non trovò una sola goccia d'acqua per spegnere l'incendio e disperata, col bambino morente fra le braccia, vagava in cerca di aiuto, ma nessuno le rispondeva. Fu Iside che ebbe pietà di lei : impartì al veleno l'ordine di non agire e il bimbo guarì subito, mentre una pioggia miracolosa spegneva l'incendio.

    L'ira del cielo s'era placata ; Usa, pentita, capì di trovarsi di fronte ad un essere soprannaturale e offrì doni a Iside, implorandone il perdono. Iside riprese il vagabondare tra le infinite insidie che gli spiriti maligni, al servizio di Seth, cospargevano sulla sua via. Presso Tanis, da alcuni bimbi, seppe che la cassa, sul filo della corrente di quel ramo del Nilo, aveva raggiunto il mare aperto.
    Disperata, camminò e camminò e giunse a Biblo. Proprio qui era approdata la tragica bara, tempo prima, tra i rami di un cespuglio che, al contatto col corpo divino, s'era trasformato in una splendida acacia che rinserrò la scrigno nel proprio tronco. Un giorno il re di Biblo, vedendo lo stupendo albero, ordinò che lo si tagliasse per farne una colonna del suo palazzo. Iside, giunta in città, tutte le notti si trasformava in rondine e svolazzava intorno alla colonna, lanciando strida strazianti, ma nessuno le faceva caso.

    Alla fine decise di agire : si sedette presso la fonte, e quando le ancelle della regina vennero ad attingere acqua, prese a conversare, poi a pettinarle, a offrire divini profumi, con loro grande gioia. Anche la regina volle conoscere la straniera che, in brevissimo tempo, entrò nelle sue grazie e fu nominata governante del principino. Ogni notte, preso il suo aspetto di rondine, non cessava il suo pianto. La regina, una sera, volendo sincerarsi che il bambino dormisse, entrò nella sua camera e trovò uno spettacolo raccapricciante : la culla del figlioletto era circondata da alte fiamme e, a piè del letto, sette minacciosi scorpioni facevano la guardia. Atterrita, urlò, accorsero le guardie, accorse il re e la stessa Iside, al cui cenno le fiamme si spensero d'incanto. La dea svelò il proprio essere e rimproverò la regina ; riconoscente per l'ospitalità aveva deciso di rendere il principe immortale, e, per questa ragione, ogni notte lo immergeva nelle fiamme purificatrici. Ma purtroppo ora l'incanto era rotto.

    La regina ne fu profondamente rattristata e il re, onorato d'aver dato ricetto a una dea, le offrì tutto ciò che lei volesse. Iside, naturalmente, chiese la grande colonna e lei stessa ne trasse lo scrigno e riempì il tronco di profumi, lo avvolse in aulenti bende e lo lasciò al re e al suo popolo come suo ricordo e preziosa reliquia. Ripresa la via del ritorno scortata da due figli del re, non seppe resistere a lungo : ordinò alla carovana di fermarsi e aprì la cassa. All'apparire del volto del marito le sue urla di dolore riempirono l'aria di un tale spavento che uno dei figli del re uscì di senno. Peggiore sorte toccò all'altro : Iside s'era chinata lacrimando sul caro viso, e l'ignaro ragazzo l'osservava incuriosito ; la dea, accortasene, gli lanciò una tale occhiata che il poveretto cadde fulminato.

    Rimasta sola, Iside tentò di tutto, usò invano tutte le possibile formule magiche per richiamare in vita lo spose ; e, trasformatasi in falco, e agitando su di lui le ali per cercare di ridargli il soffio della vita, miracolosamente rimase fecondata. Giunta in Egitto, nascose la bara in un luogo romito presso Buto, tra le inestricabili paludi del Delta che la proteggevano dai pericoli. Ma per caso Seth, andando una notte a caccia al chiaro di luna, la trovò. Apertala e vista la salma del fratello, in preda al più scatenato furore la fece a brani, tagliandola in quattordici parti che sparpagliò per tutto l'Egitto. L'infelice Iside, al nuovo scempio, ricominciò la pietosa ricerca dei macabri resti e dopo immense fatiche riuscì a ricomporli ( tranne il membro virile divorato da un ossirinco, una specie di storione del Nilo ). Sui luoghi ove i resti furono trovati, sorsero cappelle e poi templi ai quali si compivano pellegrinaggi chiamati " della ricerca di Osiride ".

    Ricomposto il corpo, Iside chiamò a sé la diletta sorella Neftis ( incolpevole sposa del malvagio Seth ), Thot e Anubi. E con la scienza ereditata da Osiride, tutti insieme si prodigarono per rendere a Osiride la vita. Anubi imbalsamò il corpo e confezionò così la prima mummia, che fu fasciata e ricoperta di talismani. Sui muri del sepolcro, ad Abido, furono incise le formule magiche di rito. Accanto al sarcofago fu posta una statua del tutto somigliante al defunto.

    Osiride così resuscitò, ma no poté regnare più su questa terra e divenne Re del "Sito che è oltre l'Orizzonte occidentale", che trasformò da luogo cupo e triste in una landa ubertosa e ricca di messi. Compiuto il rito della sepoltura, Iside tornò a nascondersi nelle paludi per proteggere se stessa e soprattutto il nascituro dalle vendette di Seth. Quando Horo nacque, la madre lo protesse con tutto l'amore, invocò su de lui l'aiuto di tutti gli dei, poi gli insegnò la scienza, l'educò nel culto del padre. Horo crebbe " come il sole nascente, il suo occhio destro era il sole, quello sinistro la luna " ed egli stesso era un grande luminoso falco che solcava i cieli. E quando fu abbastanza grande, Osiride tornò una volta sulla terra per farne un soldato. Allora Horo, radunati tutti i fedeli del re tradito, partì alla ricerca di Seth per vendicare il padre.

    La tremenda battaglia durò tre giorni e tre notti ; Seth e i suoi si trasformarono nei più terribili e imprendibili animali per cercare di sfuggire alla sconfitta : Horo mutilò Seth, ma questi di trasformò in un enorme maiale nero e ingoiò l'occhio sinistro di Horo : la luna cessò così di splendere, l'umanità era attonita. Alla fine Seth stava per soccombere, quando Iside cominciò ad intromettersi, a supplicare il figlio perché il massacro avesse termine : dopo tutto, Seth era suo fratello e marito della diletta sorella Neftis. Horo, in uno scatto d'ira, taglio la testa alla madre. Thot la guarì subito ponendole, al posto della sua, una testa di mucca. La battaglia riprese e durò all'infinito senza vincitori né vinti. S'intromise allora autoritariamente Thot, che guarì Seth ma gli impose di restituire l'occhio a Horo. La luna tornò a risplendere. Intervennero allora anche gli altri dei e posero la questione al giudizio di Thot. Fu un processo fiume che durò ottant'anni. Seth accusò Horo di non essere figlio di Osiride, essendo nato troppo tempo dopo la morte del vantato padre. Horo controbatté tacciando Seth di malafede ; e alla fine il Divino Tribunale sentenziò che Horo avesse il regno del Basso Egitto e Seth quello dell'Alto Egitto.



    il Mistero di Orione




    Perchè gli Egiziani hanno costruito le piramidi ?
    Come hanno fatto a raggiungere valori così alti nel campo dell'architettura e dell'ingegneria ? Quando sono state costruite esattamente le piramidi ?


    Per molti anni le piramidi sono state esclusivamente considerate delle grandiose tombe per commemorare il faraone morto e costruite da migliaia di schiavi. Robert Bauval, dopo una lunghissima ricerca, ha gettato una nuova ed intrigante luce sui vari quesiti che circondano le piramidi. Robert, studiando attentamente la posizione delle tre più famose piramidi situate sull'altopiano di Giza ha scoperto che questa era una fin troppa evidente riproduzione della posizione delle stelle che formano la Cintura della Costellazione di Orione. Inoltre ha posto in evidenza la teoria che i condotti che partono dalla Camera del Re della Grande Piramide, non sono come si era presupposto semplici condotti utilizzati per l'areazione della camera mortuaria, ma visto che puntavano direttamente verso la Costellazione di Orione, la diretta via in cui apparentemente veniva proiettata l'anima del faraone deceduto, fuori, verso la costellazione stessa. Inoltre il mistero dei condotti si infittisce in quanto, in uno dei condotti è stata mandata una piccola cinepresa robotica ed è stata fatta una strabiliante scoperta : una porta segreta ancora chiusa nel profondo della struttura della piramide blocca il passaggio del cunicolo. Si pensa che questa nuova ed imminente scoperta porterà ad un cambiamento radicale nella nostra percezione su questa antica civiltà.

    Osservando la veduta area della necropoli memfita di Giza, situata a sud-ovest del Cairo, possiamo facilmente notare come sono allineate le tre piramidi. A prima vista queste sembrano non essere allineate perfettamente ( l'egittologia classica conferma che questo può portare a pensare ad un errore di calcolo oppure dovuto alla diversa conformazione del terreno ) ma, se la confrontiamo con l'immagine delle stelle che formano la Cintura di Orione le cose cominciano a diventare chiare.

    Difficilmente è impossibile pensare ad un errore : le piramidi sono allineate esattamente alle stelle della cintura di Orione. Robert è stato il primo a notare che l'allineamento delle piramidi di Giza era rispecchiato precisamente dalle stelle della Costellazione di Orione. Robert ha chiamato questo fatto "Teoria della Correlazione" che è la spina dorsale della sua interessantissima ricerca.

    L'Astronomia è fondamentale alla Teoria della Correlazione di Bauval. In un ciclo di circa 26.000 anni la terra oscilla leggermente sul suo asse e questo produce ad un cambio apparente della posizione delle stelle. Questo fenomeno è noto come Precessione (le stelle, ad ogni mezzo ciclo, si troveranno ad una declinazione più bassa o più alta). Quando la terra oscilla, la Stella Polare, che segna approssimativamente il Polo Celeste, cambia. Attualmente è Polaris che marca il Polo Celeste ma al tempo delle Piramidi era marcato da Thuban nella costellazione del Drago. Nel 12.000 d.C. sarà Vega, nella costellazione della Lira che marcherà il Polo. Un altro cambiamento della posizione delle stelle è dovuto dall'espansione dell'universo. Le stelle non sono stazionarie nello spazio; hanno quello che è chiamato Moto Proprio : alcune stelle si muovono verso la terra mentre altre si allontanano ( è stato osservato che le stelle della cintura di Orione tendono a muoversi insieme attraverso lo spazio ).

    Le stelle che si trovano ad una grande distanza dalla terra sembrano muoversi più lentamente rispetto alle altre : questo è il caso di quelle di Orione che è distante circa 1.400 anni luce. Come abbiamo detto, è molto importante farsi una precisa idea di come era il cielo al tempo delle Piramidi : oggi grazie anche a sofisticati software è possibile studiare il cielo di molti secoli fa e questo ha aiutato moltissimo Robert alla verifica ed alla costruzione della sua interessante teoria.

    Per chi vuole approfondire le proprie conoscenze su questo argomento consiglio vivamente di leggere il libro di Robert Bauval e Adrian Gilbert "Il Mistero di Orione" edito in Italia da Corbaccio.

    Inoltre a chi può interessare può fare una visita al sito The Orion Mystery dove è possibile trovare tantissime cose interessanti.


    Edited by Lussy60 - 5/12/2012, 21:26


    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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    Ricerca USA, antichi egizi usavano il vino in medicina



    (AGI) - Roma, 14 apr. - Il vino era gia’ utilizzato cinquemila anni fa in medicina dagli antichi egizi che usavano arricchirlo con erbe e resine secondo i ricercatori dell’Universita’ di Pennsylvania del Museo di Archeologia e Antropologia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel riferire i contenuti del rapporto del gruppo di ricerca guidato da Patrick E. McGovern pubblicato negli ‘Atti dell’Accademia Nazionale di Scienze’ (PNAS del 13 aprile), che sono particolarmente interessanti per l’Italia, primo produttore mondiale di vino.

    L’analisi chimica di alcune damigiane, datate attorno al 3150 avanti Cristo e ritrovate negli scavi, ha rilevato - sottolinea la Coldiretti - la presenza di erbe e resine di alberi immerse nel vino di uva al quale venivano quindi riconosciute proprieta’ medicinali. Si tratta - continua la Coldiretti - della prima prova chimica dell’uso di questi rimedi organici in medicina da parte degli egiziani della quale si avevano sono conoscenze sulla base di papiri risalenti dal 1850 prima di Cristo.

    Gli effetti positivi per la salute del consumo moderato di vino sono stati confermati da numerosi studi scientifici come negli Stati Uniti dove e’ stata addirittura data la possibilita’ a un produttore di indicare sulle etichette del proprio vino il contenuto di ‘resveratrolo’, un importante antiossidante con effetti benefici sull’apparato cardiovascolare. E’ soprattutto il resveratrolo, presente in particolare nel vino rosso, la sostanza che ha l’influenza positiva sulla salute che va sotto il nome di ‘paradosso francese’. Si tratta - spiega la Coldiretti - della dimostrazione di come i francesi non soffrano di malattie cardiovascolari nonostante i consumi di cibi grassi che vengono ‘combattuti’ dai polifenoli disciolti nel vino. Recenti studi medici hanno stabilito che il consumo prolungato di vino determina sostanziali modificazioni strutturali a carico di componenti del sangue: i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione, provenienti dal sangue di soggetti considerati ‘bevitori abituali’, hanno una resistenza superiore nei confronti di stimoli ossidativi rispetto alle cellule sanguigne degli astemi. Altro filone di ricerca e’ quello sulle proprieta’ anti- invecchiamento con prove preliminari che dimostrano come nel vino vi sono delle componenti che sono in grado di ritardare l’invecchiamento delle cellule. (AGI)
     
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    Geroglifici, la scrittura per immagini

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    La scrittura egiziana fu detta impropriamente dai Greci “geroglifica” cioè composta da immagini sacre perché appariva sulle pareti dei templi. Ciascun segno corrispondeva tanto a una parola quanto al suono di uno o più lettere. I Geroglifici erano cioè una lingua sia ideogrammatica che fonematica. Già dalle origini gli Egiziani adottarono anche una forma semplificata di scrittura corsiva, lo Ieratico, o lingua dei sacerdoti, mentre il popolo parlava, e forse scriveva, il Demotico.

    L’Aldilà: nel regno di Osiride



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    Osiride era il mitico sovrano che, ucciso dal fratello Seth e resuscitato dalla sposa e sorella Iside, aveva concepito un figlio, Horus, vendicatore del padre e garanzia della legittima successione al trono del paese. Il nuovo Faraone si identificava dunque con Horus, mentre il Faraone defunto si identificava con Osiride. L’idea dell’Aldilà e della vita oltre la tomba furono poi, lentamente ma progressivamente, estese alla gente comune. La vita nell’aldilà riproponeva gli stessi schemi di quella terrena ed era governata con la stessa organizzazione gerarchica, a capo della quale era sempre Osiride, che come Re dei morti presiedeva il tribunale ultraterreno di fronte al quale l’anima del defunto doveva giustificarsi prima di accedere all’eternità, accanto agli dei.


    Mummificazione: un veicolo per l’eternità



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    Perché l’anima continuasse a vivere dopo la morte era necessario che il corpo fosse perfettamente preservato. Le motivazioni della mummificazione ricorrono, ancora una volta nel mito di Osiride che, smembrato da Seth, viene ricomposto da Iside con l’aiuto di Anubi, ritrovando l’aspetto di un uomo vivo. Varie le tecniche: in quella più elaborata e costosa, il procedimento aveva una durata complessiva di 70 giorni. Il corpo subiva speciali lavaggi e trattamenti con aromi vari, veniva disseccato con un bagno di soda naturale e veniva infine avvolto in numerosi strati di bende di lino. La mummia veniva poi collocata in uno o più sarcofagi.




    La tomba: una casa per l’immortalità


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    Chi ne aveva la possibilità si faceva costruire una tomba e preparava un ricco corredo funerario che era poi posto accanto al sarcofago. La tomba era considerata la “casa del Ka “ (parte immortale di cui gli Egiziani credevano che l’uomo fosse composto) ove esso dimorava dopo la morte del corpo e che era costruita per durare in eterno. Ma essa era anche il luogo di incontro tra i morti e i vivi, dove l’esecuzione dei rituali assicurava al defunto l’eternità e garantiva ai viventi che egli non sarebbe ritornato a vagare sulla terra. Le tombe si trovavano in necropoli fuori dai centri abitati. Per gli Egiziani il tramonto della vita era come il tramonto del sole: “andare ad Occidente” significava dunque morire.
    Materna e misericordiosa, la dea Iside venuta dal mare.Iside è la fedele sposa di Osiride, che ne ricerca il corpo e lo ricompone, permettendogli di ritornare a nuova, divina vita. Il culto di Iside si diffonde portato dai marinai in molti porti mediterranei. Iside diventa la più importante divinità femminile del mondo greco-romano. Oltre che come madre e sposa devota, la dea compare prevalentemente nei popolari aspetti di Iside Tyche-Fortuna, “colei che vince il Fato e a cui il Fato obbedisce” e di Iside Pelagia, protettrice della navigazione. Una vivida descrizione della fede in Iside ci è stata tramandata nelle Metamorfosi di Apuleio, uno dei più famosi romanzi dell’antichità.




    Quanti misteri nelle Piramidi!



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    Le 3 grandi piramidi di Cheope, Chefren e Micerino e la Sfinge, furono costruite intorno al 2500 a.C. nella piana di Giza. La Grande Piramide di Cheope fu costruita con 2.300.000 blocchi di granito del peso variabile da 2 a 15 tonnellate ciascuno; essa ha una base quadrata con i lati di 230,2 metri circa. La differenza tra le lunghezze dei lati è di pochissimi centimetri. Gli enormi blocchi, trasportati da grandi distanze, furono posti in loco anche ad altezze di 100-150 metri da terra. La spiegazione più plausibile di come gli egiziani abbiano potuto costruire una simile opera è che nell’antico Egitto c’era un’abbondanza di schiavi e che per sollevare i blocchi furono impiegate lunghissime rampe. Una tale spiegazione, sommaria e certo non totalmente convincente, ha permesso che nascesse, tra gli appassionati dell’Incognito e i dilettanti, il Mistero della Grande Piramide. Anche recentemente, un astropiramidologo americano ha sostenuto che le tre piramidi sono disposte come le tre stelle centrali della costellazione di Orione apparivano dalla Terra nel 10.450 a.C., e che le loro diverse proporzioni rappresentavano la magnitudine di tali stelle. Il che spiegherebbe come mai Micerino, ricco e potente almeno come gli altri due, si fosse limitato a farsi costruire un monumento grande appena la metà degli altri. Figura misteriosa per eccellenza, la Sfinge fa parte totale di tali leggende: sarebbero state ad esempio scoperte su di essa tracce di erosione da piogge violentissime, che però in Egitto non sono registrate da millenni.


    La terra d’origine di tutti gli esoterismi


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    E’ tradizione di tutte le dottrine esoteriche e misticheggianti che in Egitto abbiano avuto origine la magia e i saperi occulti. Una tale tradizione ha origini nel ruolo diciamo culturale che l’Egitto ha avuto nel mondo antico. La Magia e l’Alchimia di cui si interessarono, per esempio, letterati e filosofi del nostro Umanesimo, avevano origine nel neoplatonismo alessandrino e nell’opera di un Sapiente leggendario, Ermete Trismegisto (che vuol dire in greco Il Tre Volte Grande) nel cui Corpus Hermeticum erano raccolti trattati speculativi oscurissimi. All’Egitto esoterico e misterioso si ispirarono e si ispirano, nei secoli, società segrete, gruppi di occultisti, maghi e ciarlatani di tutti i tipi. Il nostro Cagliostro, per esempio, fondò in Francia una sua Massoneria di Rito Egiziano. I Tarocchi, carte da gioco ma anche facile e popolare strumento di divinazione, furono detti al loro apparire di origine egiziana. Gli Zingari, la misteriosa popolazione nomade che comparve in Europa agli inizi del XV secolo, furono ritenuti provenire dall’Egitto: di questa tradizione rimane traccia nel nome inglese di Gipsies, cioè Egiptians.


    Carter, Carnarvon e Tutankhamon: la leggenda continua



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    La più famosa scoperta archeologica nell’Egitto di questo secolo rimane quella della tomba del Faraone Tutankhamon, nella Valle di Re: opera di Howard Carter e del mecenate Lord Carnarvon. Una scoperta venata di leggenda in ogni suo particolare: un archeologo dal carattere indisciplinato e ribelle, che rimane senza lavoro per aver rimproverato turisti tanto maleducati quanto potenti e vendicativi; un lord inglese che, semi-invalido a causa di un incidente automobilistico, decide di svernare in Egitto e si improvvisa finanziatore di una campagna di scavi; dieci anni di inutili tentativi; la scoperta nel 1922 di una tomba inviolata o quasi, in cui è ammassato uno dei più grandi tesori lasciatici dall’antichità, documentata per la prima volta con abbondanza di riprese fotografiche e cinematografiche; la morte improvvisa o incidentale di tutti i protagonisti e comprimari della vicenda, che fa nascere la lugubre storia di una maledizione potentissima e invincibile.
    Vera o falsa che sia, la leggenda di Tutankhamon e degli scopritori della sua tomba è tuttora tra le più appassionanti dell’intera archeologia.
     
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    Ciascuno dei circa 3.000 pittogrammi che costituivano il sistema di scrittura sacra degli Egizi. La fase pittografica venne poi superata attribuendo alle figure i valori fonetici della lingua parlata che furono successivamente impiegati a prescindere dal significato ideografico. I testi geroglifici sono scritti indifferentemente in orizzontale o in verticale, da sinistra a destra o viceversa: la direzione di lettura è indicata dalla posizione delle figure rivolte verso l'inizio del testo.


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    Il faraone era il sovrano dello stato egizio, detentore di un'autorità assoluta e incontrastabile: la sua parola era legge e ogni aspetto dello stato era riconducibile alla sua figura. Inizialmente era considerato un dio o il figlio del dio e accentrava così, accanto al potere civile, anche quello religioso, a capo delle caste sacerdotali che lo affiancavano nell'esercitare il potere politico e amministrativo. Il faraone era considerato la bocca per mezzo della quale si esprime la parola e la volontà divina. Egli era perciò il garante dell'ordine cosmico, oltre che giuridico e, alla sua morte, la vita stessa dell'intero paese era minacciata sino all'elezione di un nuovo sovrano. Tutti gli onori che spettavano agli dei spettavano anche a lui, da qui la costruzione delle gigantesche tombe che coinvolgevano migliaia di lavoratori e avevano dei costi immani.

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    Tra le numerose opere letterarie ispirate alle tematiche religiose e in particolare all'oltretomba, la più nota è Il libro dei morti, che veniva scritto su rotoli di papiro e sepolto con il defunto. I testi erano accompagnati da disegni che si proponevano lo scopo di fornire all'estinto tutte le informazioni sull'aldilà.

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    La famiglia aveva un ruolo centrale nella vita degli Egizi. Il matrimonio era un fatto sociale in cui due persone esprimevano la volontà di vivere insieme. Le poesie d'amore che ci sono rimaste mostrano come la scelta del coniuge fosse libera, basata sulla reciproca simpatia e attrazione e spesso collaudata da relazioni prematrimoniali. I rapporti con le famiglie d'origine continuavano anche dopo il matrimonio in modo molto cordiale. I figli erano desiderati e trattati con cura ed affetto.


    L'architettura è la massima espressione dell'arte egizia ed è legata prevalentemente alle tematiche religiose. Le imponenti piramidi, come quella di Cheope, o i giganteschi templi come quelli di Luxor e di Karnak, sono opere collettive che impegnarono migliaia e migliaia di uomini, più che espressioni individuali: sono lo sforzo di un intero popolo per rendere omaggio al sovrano o agli dei. A causa delle credenze religiose degli Egizi sulla continuazione della vita nell'oltretomba, i monumenti funebri sono tra gli elementi architettonici più importanti.

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    Enigmatica e affascinante, elegante e imperscrutabile, la sfinge é la signora incontrastata di questo luogo surreale, dove il tempo perde di significato al cospetto della storia.
     
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    Il re del focolare



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    Oggi è la giornata del gatto nero e a nome di tutti i micetti ingiustamente discriminati solo per il colore del loro pelo, dedichiamo questa foto del giorno. Nell'antico Egitto nessun gatto era vittima di "razzismo" e tutti erano considerati esseri superiori, incarnazione della dea Bastet, protrettrice del focolare domestico. Trattati con tutti gli onori non solo da vivi ma anche da morti: venivano lavati, profumati, imbalsamati e portati in dono al tempio della dea o venduti ai pellegrini durante le festività religiose. Ma qui la truffa era all’ordine del giorno: spesso capitava che sotto le bende non si nascondesse un gatto ma qualche animale meno "prezioso", se non addirittura un blocco di fango.



    Svelato al mondo il vero volto di Tutankhamon




    Per decenni il suo nome è stato associato a una misteriosa maledizione che colpirebbe chiunque provi a scoperchiare la sua tomba. Ora il suo corpo è stato esposto al pubblico per la prima volta: seguiteci – se ve la sentite – alla scoperta della vera faccia di Tutankhamon.

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    Una cassa di plexiglass climatizzata: è questo l'ultimo, ipertecnologico giaciglio funebre di Tutankhamon, il faraone bambino morto più di tremila anni fa. A scegliere questa sistemazione è stata un'equipe di archeologi egiziani, preoccupati per lo stato di conservazione della mummia. Gli esperti hanno sollevato il sovrano imbalsamato dall'antico sarcofago in pietra, per poi deporlo nella teca trasparente a umidità controllata posta nell'anticamera della sua tomba a Luxor, nella Valle dei Re (Egitto). Chiunque capiti da quelle parti potrà da ora in poi ammirare il volto del faraone, che fino a ieri era stato visto solo da una cinquantina di persone.

    Faccia a faccia con la mummia
    «I turisti vedranno un'ombra di sorriso sulla faccia di un ragazzo», sostiene Zahi Hawass, coordinatore della ricerca. In realtà, più che il sorriso, a colpire è il perfetto stato di conservazione del volto e dei piedi della mummia (il tronco non è esposto alla vista). A quanto pare i resti del faraone sono stati salvati in tempo: secondo Hawass, infatti, se il corpo fosse rimasto nel sarcofago sarebbe stato danneggiato irreparabilmente dal calore prodotto dal quotidiano andirivieni di visitatori.

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    La morte ti fa... famoso
    Tutankhamon, divenuto faraone a nove anni, regnò in Egitto nella prima metà del 1300 a.C., e morì giovanissimo, non ancora ventenne. Benché non abbia avuto, in vita, una particolare importanza storica, da morto è diventato una celebrità: dal 1922, quando l'esploratore britannico Howard Carter scoprì la sua tomba, è diventato la mummia più temuta e ammirata del mondo. In seguito alla morte precoce del finanziatore di Carter, punto da una zanzara infetta, si diffuse infatti la leggenda di una misteriosa maledizione che colpiva, uccidendolo, chiunque scoperchiasse il sarcofago. Ad attirare sulla tomba gli occhi di tutto il mondo sono stati inoltre i preziosi gioielli rinvenuti al suo interno, nonché le fantasiose ipotesi sulla morte del faraone, avvenuta in realtà in seguito a una brutta caduta.

    Tre volte "disturbato"
    Finora i resti del sovrano erano stati riesumati tre volte, per essere sottoposti a esami radiografici; i danni più vistosi sul suo corpo li commisero invece Carter e il suo team al momento della scoperta: nel tentativo di rimuovere la preziosa maschera funebre d'oro e altri gioielli del corredo, alcune parti della mummia furono rovinate. Ora si spera che, al fresco della sua teca, il faraone possa godersi un lungo e meritato riposo.
     
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    LA SCRITTURA




    I geroglifici erano intenzionalmente complicati: così era necessario molto tempo per imparare a leggerli e a scriverli.

    Per questo chi conosceva la scrittura (lo scriba) assumeva una grandissima importanza e poteva diventare funzionario pubblico, medico o sacerdote.

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    Gli Egizi scrivevano usando dei segni chiamati geroglifici, i quali potevano indicare una lettera (così come avviene nel nostro alfabeto) o un'intera parola.


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    L'inchiostro usato era simile al nostro colore a tempera. Veniva confezionato in blocchetti solidi mediante una colla perché liquido si sarebbe seccato rapidamente nel clima egiziano.
    I colori più comuni erano il rosso e il nero.
    La penna assomigliava a un pennello sottile. Per ottenerlo si masticava l'estremità di un rametto di una canna finché le fibre diventavano come setole di un pennello. La penna, era prima intinta nell'acqua e poi strofinata sull'inchiostro solido

    La carta si preparava con la pianta del papiro
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    [IMG]http://www.scuoleelementaridesimone.it/papiro.gif[/IMG

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    Si estraeva la parte interna delle canne, la più morbida, si stendevano le fibre che poi venivano intrecciate. Una volta modellato, il foglio era steso al sole a essiccare. Il papiro più lungo che si conosca raggiunge 125 metri.

    Gli egizi elaborarono una propria forma di scrittura, in seguito chiamata geroglifica.

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    La parola "geroglifico" deriva dal greco e significa "sacra incisione": i geroglifici erano infatti incisi o dipinti soprattutto sulle pareti dei templi e delle tombe.

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    Col passare del tempo i geroglifici assunsero il carattere di ideogrammi, ossia di disegni che rappresentavano non più soltanto un oggetto, ma l’idea che quell'oggetto faceva venire in mente.

    Sia la scrittura pittografica, sia quella ideografica avevano però dei grossi limiti. Un grosso passo avanti si ebbe quando gli scribi sumeri ed egizi incominciarono a considerare i disegni delle loro scritture non per le cose che rappresentavano, ma per i suoni dei nomi di queste cose.

    La scrittura divenne qualcosa di simile ai rebus che noi risolviamo per passatempo.
    Per esprimere la parola amore, potremmo per esempio disegnare un amo e un re.

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    Questa scrittura sillabica, in cui ogni disegno indica il suono di una sillaba, fu la prima forma di scrittura fonetica. Era ancora una forma complicata di scrittura , riservata ai sacerdoti e agli scribi. Ma già si avvicinava all’idea di unalfabeto , per la cui invenzioni però sarebbero dovuti passare altri tremila anni.

    Gli obelischi



    Gli Egizi furono maestri nell’erigere obelischi (alte colonne ben squadrate e incise, spesso ricavate da un solo masso di pietra) e nello scolpire statue di pietra, talvolta di notevoli dimensioni. I risultati che raggiunsero in questa arte sono sorprendenti, se si considera che per scolpire i duri massi di granito, gli Egizi avevano a disposizione unicamente strumenti di pietra (di poco aiuto erano infatti quelli di bronzo). Alcuni artigiani davano forma al masso colpendolo con una boccia di pietra più dura (dolerite), tenuta con ambo le mani; altri la scolpivano più minutamente usando con molta abilità di diverse fogge di martelli di pietra.


    Obelisco di Tuthmosi I (Karnak)



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    Monumento monolitico caratteristico degli Egizi, formato da un monolite per lo più quadrangolare, allungato e terminante con un elemento piramidale, posto su un basamento con incisa una dedica. Le pareti recano spesso delle incisioni di geroglifici. Gli obelischi furono innalzati soprattutto durante il Nuovo Regno (XVI-XIII secoli a. C.); la loro costruzione era particolarmente difficoltosa: venivano tagliati ed estratti nelle cave già delle dimensioni stabilite. Nella cava di Assuan si trova un obelisco incompiuto di circa 32 metri. Numerosi obelischi furono trasportati in Europa e negli Stati Uniti in diverse epoche. A Roma se ne contano almeno 13. In Egitto ne sono rimasti attualmente pochi: due a Karnak, uno a Eliopoli, uno a Luxor e uno al Cairo.
     
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    I NUMERI PRESSO GLI ANTICHI EGIZI


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    Nel nostro sistema numerico abbiamo dieci cifre (da 0 a 9) e con queste possiamo fare un numero grande quanto vogliamo. Usiamo tutte dieci le cifre per contare fino a nove, e le combiniamo per formare numeri maggiori. Per questo finché ci sarà spazio per scrivere, non finiremo mai i numeri! Gli Egizi non la pensavano così. Avevano una semplice linea per scrivere 1 come noi, ma invece di un simbolo diverso per il 2, usavano due linee, proprio come i Romani. In questo modo c'erano tre linee per il 3, quattro per il 4, e così via fino a nove per il 9.

    Finora c'erano solo tante linee!

    Allora introdussero un nuovo simbolo per il 10. Così dovevano andare avanti aggiungendo linee per le unità e dieci simboli del 10 per arrivare al 100, che necessitava di un nuovo simbolo. L'unico problema con questo sistema era che serviva un nuovo simbolo ogni momento, e nel caso bisognava andare avanti coi simboli.

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    IL PAPIRO DI RHIND



    1 è rappresentato da un dito (in ogni popolazione le dita sono state il primo strumento di conteggio).
    10 è rappresentato da un pezzo di corda a forma di ferro di cavallo.
    100 è rappresentato da un rotolo di corda.
    1000 è un fiore di loto.

    10000 è un grosso dito (come se fosse un dito 10000 volte più grosso dell'1).
    100000 è un girino. Può sembrare una scelta strana, in realtà il motivo potrebbe essere il fatto che se volessimo contare il numero di girini in uno stagno, ne troveremmo un numero elevatissimo.
    1000000 Ci sono due ipotesi interpretative: potrebbe essere un dio chiamato Heh oppure un uomo a braccia alzate come stupito, forse per indicare l'eternità. Questo simbolo infatti voleva indicare un numero esageratamente alto.

    Esisteva, inoltre, il simbolo dell'infinito: un cerchio che poteva girare all'infinito senza fermarsi.

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    Culto della bellezza

    La bellezza è tale per cui chi non ce l'ha darebbe tutto per averla e chi ce l'ha, invece, farebbe tutto per preservarsela. Vero è che oltre alla Bellezza esteriore, sorgente primigenia, esiste anche un'altra bellezza, quale quella interiore. Ma non è un caso se per gli antichi la seconda è subordinata alla prima. Essi credevano, infatti, che difficilmente un bel corpo potesse albergare in una brutta anima. É dell'avvenenza di Dione che Platone s'innamora, solo in secondo luogo del suo nobile spirito. Ahimè, tuttavia, non possiamo dire altrettanto noi contemporanei riguardo alla diretta coincidenza tra un bel corpo e una bell'anima. Questo perché con il trascorrere degli evi il culto della bellezza è mutato sempre più in un culto della cosmesi. Non che ci sia nulla di male a preservare un dono, quale quello della bellezza appunto, che tanto generosamente la natura materna ci ha elargito. Gli inventori della cosmesi, ovvero di una sotto-categoria della bellezza, furono gli antichi egizi. Per ciò stesso non è tanto la cosmesi in sé e per sé che io depreco, quanto però un uso eccessivamente frivolo della medesima, che ha portato al conseguente fraintendimento secondo cui: la bellezza del contenuto viene equiparata a quella della scatola. Questo non va affatto bene, e cioè: un conto è l'involucro e un altro è il suo nucleo. Confondere le due cose è stato il passo fatale che ci ha portato alla cultura della mera apparenza esteriore, composta prevalentemente da un involucro privo del suo nucleo autentico.
     
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    Il vino degli egizi…

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    Roma, 14 apr.Il vino come medicina? Già gli antichi egizi, attorno al 3150 a.C., utilizzavano le proprietà benefiche del ‘nettare degli Dei’, arricchendolo con erbe e resine di vario genere per ottenere gli effetti salutari più disparati. Lo affermano sulla rivista ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ (Pnas) gli studiosi dell’università della Pennsylvania (Usa). Una buona notizia per l’Italia che nel 2008, con una vendemmia di 45 milioni di ettolitri (+5%), ha superato la produzione della Francia. L’analisi chimica di alcune damigiane ritrovate in scavi antichi ha infatti rilevato la presenza di sostanze provenienti da alberi immerse nel vino, al quale venivano quindi riconosciute proprietà medicinali. Gli effetti positivi del consumo moderato di vino – sottolinea la Coldiretti in una nota commentando la ricerca – sono stati confermati da numerosi studi scientifici. Negli Stati Uniti è stata addirittura data la possibilità a un produttore di indicare sulle etichette del proprio vino il contenuto di resveratrolo, un importante antiossidante con effetti benefici sull’apparato cardiovascolare. E’ soprattutto questa sostanza, presente in particolare nel vino rosso, ad avere un’influenza positiva sulla salute, dimostrata dal cosiddetto ‘paradosso francese’: oltralpe, infatti, si soffre meno di disturbi cardiovascolari nonostante il consumo di cibi grassi, perché si beve molto vino rosso. Recenti studi medici – prosegue la nota – hanno poi stabilito che il consumo prolungato di vino determina modificazioni strutturali a carico di componenti del sangue: i globuli rossi, le piastrine e altri fattori della coagulazione provenienti dal sangue di persone considerate ‘bevitori abituali’, hanno una resistenza superiore nei confronti di stimoli ossidativi rispetto alle cellule sanguigne degli astemi. Altri filoni di ricerca sono quelli sulle proprietà anti-invecchiamento delle cellule, sulla cosmesi, sulla chirurgia plastica, sulla prevenzione dei tumori e dello stress e sugli allergeni: in quest’ultimo caso, secondo gli ultimi studi il potenziale allergenico di alcune sostanze nel vino verrebbe annullato.
    Fonte : Adnkronos Salute
     
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28 replies since 9/2/2011, 13:56
 
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