CLAUDIO BAGLIONI FORUM... UN MONDO IN MUSICA

Salice piangente

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    Salice piangente

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    Nome scientifico: Salix babylonica L.
    Famiglia: Salicaceae



    Morfologia
    Chioma: Albero con fogliame deciduo, alto fino a 10 m. I rametti sono bruni sottili e penduli, la chioma è emisferica e ricadente fin quasi a terra.
    Foglie: alterne, strette e lunghe fino a 15 cm, lanceolato-acuminate, glabre, finemente seghettate, verde vivo superiormente e più pallide inferiormente; hanno un corto picciolo.
    Corteccia: bruno-rossastra, solcata.
    Fioritura: Pianta dioica con infiorescenze maschili e femminili e fioritura in aprile e maggio. I frutti sono capsule in spighe. A rapida crescita, può essere riprodotta per propaggine, cioè interrando un lungo ramo -senza staccarlo dalla pianta- che rapidamente emetterà radici.
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    Ecologia
    Specie alloctona. Originario della Cina. Ama suoli leggeri, freschi ed umidi.


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    Morfologia
    Chioma: Albero con fogliame deciduo, alto fino a 10 m. I rametti sono bruni sottili e penduli, la chioma è emisferica e nell’insieme ricadente fin quasi a terra.
    Foglie: alterne, strette e lunghe fino a 15 cm, lanceolato-acuminate, glabre, finemente seghettate, verde vivo superiormente e più pallide inferiormente; hanno un corto picciolo.
    Corteccia: bruno-rossastra, solcata.
    Fioritura: gli amenti fioriscono in Maggio e sono presenti prima delle foglie: quelli maschili sono gialli; quelli femminili verdi e sono portati su piante distinte (è una specie dioica).


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    Impieghi
    E’ molto utilizzato come specie ornamentale nei parchi dell’Europa e dell’ America settentrionale, dove è spesso piantato vicino all’acqua. E’ piuttosto raro come specie pura: gli alberi che si vedono sono comunemente ibridi. Pianta dioica, se ne coltiva solo la forma femminile ottenuta per talea.


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    Nei parchi si trova spesso anche il salice contorto, una varietà coltivata (la cultivar ‘Tortuosa’) della rara specie cinese nota come ‘salice di Pechino’ (Salix matsudana). I ramoscelli e le foglie di questa cultivar sono stranamente arricciati e contorti e l’albero raggiunge un’altezza di 12 m. Gli amenti femminili fioriscono ad Aprile dando poi luogo ad amenti fruttiferi che liberano i semi bianchi cotonosi in Giugno. Molto usato nei giardini di stile giapponese, è amato dagli architetti paesaggistici perchè, oltre all’aspetto ornamentale, è a rapida crescita e le foglie compaiono precocemente.


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    Curiosità
    Il salice piangente è stato introdotto in Europa nel 1692 per essere poi classificato da Linneo come Salix babylonica rifacendosi a un versetto dei Salmi in cui si rievoca il rimpianto della patria perduta dagli Ebrei che, fatti schiavi a Babilonia, avrebbero appeso le loro arpe ai salici in segno di lutto (Salmo 176). Il riferimento di Linneo a Babilonia era puramente fantasioso perchè il salice dell’Antico Testamento non poteva essere quello cinese, ma una delle tante specie originarie del Vicino Oriente e dell’Asia Minore. Nell’immaginario popolare, i rami cadenti fino al suolo e le foglie pendule - evocando le lacrime - hanno fatto di quest’albero l’emblema del ricordo nostalgico e della malinconia.
     
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    Salice

    salice_piangente

    significato

    In oriente ha un simbolismo positivo, rappresentando l’immortalità, l’eternità e la spiritualità. Per questo motivo il suo legno è utilizzato per le statue, le colonne e gli elementi dell’architettura sacra. In occidente, invece, ha un significato negativo ispirato dai suoi rami che cadono al suolo, perciò è chiamato il salice piangente; i viali degli inferi nella mitologia greca, sono costeggiati da salici e pioppi, alberi che rivestono un significato analogo essendo entrambi collegati al lutto.


    Cosa significa sognare un salice piangente?

    IL SIGNIFICATO Sognare un salice piangente è espressione di tristezza, malinconia. In qualsiasi contesto ci appaia, questa bellissima pianta saturnina, assume in sogno un significato non proprio positivo, richiamando alla mente dispiaceri e lacrime.

    I NUMERI PER IL LOTTO.

    Salice, 68



    Ju-Salice+piangente


    Sii come il salice.
    Nelle avversità sii come il salice che asseconda la furia dell'uragano piegandosi di quà e di là, secondo il soffiare del vento; poi passata la tempesta ricompone i suoi rami.
    (Pensiero di saggezza zen).

    Willow, il salice, è il rimedio floreale di Bach numero 38:
    "Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della sfortuna e trovano difficile accettarlo, senza lamentarsene e senza provare risentimento, poiché giudicano la vita in base al successo. Sentono di non aver meritato una prova così grande, lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati. Spesso accade loro di provare un interesse minore verso quelle cose della vita che prima facevano loro piacere".
    (Edward Bach)



    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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    LA STORIA DEL SALICE PIANGENTE


    in allegato al commento della V Domenica di Quaresima
    (Anno B) (29.04.2009)


    AL0004N
    Voi conoscete quell'albero che si chiama "salice piangente"? Una volta era un "salice ridente". Era un albero che cresceva all'interno di un recinto (i dieci comandamenti), innaffiato e curato da un contadino molto sapiente e molto buono. I rami del salice ridente erano bellissimi, lunghissimi, tutti rivolti verso l'alto.. verso il sole che lo inondava della sua luce dall'alba al tramonto. Lo chiamavano "ridente" perché tutta quella luce rendeva l'albero sempre di buon umore e gli uccellini si posavano fra i suoi rami dritti per cantare. E il salice era felice. Ma una notte di primavera, l'albero faticava ad addormentarsi. Vide un serpente che da fuori il recinto si avvicinava verso di lui. "Perché te ne stai dentro questo recinto?" disse il serpente. "Non lo so. Sono sempre stato qui" rispose il salice. "Perché? C'è qualcosa oltre il recinto che è più bello?". "C'è la libertà..." bisbigliò il serpente col tono di chi sembrava essere molto esperto ma anche voleva tenere la cosa segreta. "Che significa "libertà"?" domandò il salice ridente. "Significa la possibilità di fare quello che ti pare. Non vedi che qui nel recinto hai bisogno del figlioletto del padrone che ti innaffia? Fuori dal recinto scorre il fiume e tu potresti assorbire tutta l'acqua che vuoi senza aspettare che il figlio del contadino ti innaffi. E poi, vuoi mettere l'avventura di entrare nel terreno di un altro e succhiare con le radici il nutrimento di altri alberi.. Senza contare che nessuno ti poterebbe più i rami! Così decideresti tu se andare da una parte o dall'altra senza per forza essere così dritto"! Disgraziatamente il nostro albero si fece convincere ad alzare le radici e scavalcare il recinto. La terra era così morbida che non fece per niente fatica. Il contadino, infatti, la zappettava e la concimava ogni giorno. Sempre di notte e sempre con quell'aria di chi doveva tenere la faccenda nascosta, il salice ridente scavalcò il recinto e si sentì - per la prima volta nella sua vita - strano. Ma il serpente lo rassicurava che tanti alberi avevano fatto come lui. Anzi se non voleva essere preso in giro da tutti gli altri doveva fare finta di essere un albero che già da molto tempo aveva disubbidito a quei dieci stupidi paletti messi come recinto dal padrone contadino. "Quei paletti non erano di protezione per il tuo bene, ma erano di ostacolo... li aveva messi per non farti scappare" gli aveva detto il serpente per convincerlo a superare quel sentimento strano. E camminando e strisciando arrivarono al fiume. Il nostro salice era emozionato. Non l'aveva mai visto prima. Aveva solo sentito il rumore dell'acqua da lontano. Gli sembrò strano tutto quel silenzio.. Ma d'altra parte era notte. "Quando verrà il giorno vedrai che bello" pensava. Si mise con le radici dentro un buco lasciato da un albero secco che era caduto dentro il fiume, e il serpente lavorò tutta la notte per riempirlo ben bene con la terra affinché entrasse profondamente. Quando fu giorno il salice ridente ebbe una dolorosa sorpresa... Quel posto era coperto da una parete rocciosa ed era sempre in ombra! Il sole non batteva mai sulla sua chioma. Ma il dolore si accompagnò ad un grido quando si accorse che il fiume non era un fiume, ma una fogna! L'acqua era sporca e inquinata perciò c'era così tanto silenzio. Nessun animale e nessun uccello sarebbe mai venuto a bere quella schifezza. Avrebbe voluto alzarsi e tornare dentro il recinto di casa, ma la terra era così dura che non gli riusciva proprio di muoversi. I suoi rami crescevano come volevano, è vero. Ma erano sempre più spogli e malati. Sempre più curvi verso il basso. I rovi gli si avvolgevano intorno ogni giorno di più con le loro spine. E il serpente? Il serpente - quel grande bugiardo - aveva fatto del nostro albero la sua tana e, approfittando dei rami pendenti, mordeva le persone che malauguratamente passavano lì sotto per buttare la spazzatura. E il salice ridente scoppiò in un grande pianto. Così divenne il salice piangente. Lontano da casa e lontano dal sole; lontano dal suo contadino e lontano dal bene. Aveva fatto male ad uscire dal recinto e ora stava male. Si era condannato da solo ad una morte certa dalla quale non poteva più scappare. Ecco perché c'era quel buco. Ecco perché quell'albero era secco. Quel buio della notte che ora l'avvolgeva, lui l'aveva già avvertito nel suo cuore.. era stato quel sentimento strano che aveva provato nel fare qualcosa di nascosto. Aveva accolto le tenebre quando aveva rifiutato di accogliere le cure del suo contadino ed il luogo recintato in cui l'aveva messo insieme al suo giovane figlio. Il ricordo di quel luogo pieno di luce, di gioia, di pace divenne il motivo della sua tristezza, amarezza e pianto.
    Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion.. ai salici di quelle terre
    appendemmo le nostre cetre"..
    Ma il figlioletto del contadino - che si chiamava Gesuino - alzandosi la mattina e non vedendo più al suo posto il salice ridente, non poteva proprio avere pace. Lui trascorreva tanto tempo arrampicandosi sopra il suo albero. Ci si dondolava, ci giocava a nascondino con i suoi amici, si sedeva sotto la sua ombra.. Era preoccupato e voleva andare a cercarlo. Così ne parlò a suo padre. Un altro padre non avrebbe lasciato partire il suo unico figlioletto, ma era così grande la fiducia del padre in Gesuino e così grande il suo amore per quel salice ridente che benedisse suo figlio e gli diede l'incarico di andare a salvare l'albero. Disse che voleva fare addirittura una "nuova ed eterna alleanza" con quel salice. L'avrebbe trattato non più come un albero, ma proprio come un figlio.. come un fratello di Gesuino. E Gesuino, tutto contento, lasciò anche lui la casa. Fece il suo zainetto e si mise in viaggio. Partì di giorno, passando dalla porta, senza scavalcare il recinto. Si mise sulle tracce del suo albero, deciso a non tornare finché non l'avesse trovato e salvato... Cammina, cammina Gesuino finalmente arrivò nei pressi del luogo dove il salice era imprigionato. Quando il salice lo vide di lontano non riconobbe subito che era l'adorato figlioletto del suo amato padrone. Voleva soltanto avvisare quel bambino di stare attento al serpente! Ma Gesuino si mise sulla testa una corona di spine - le stesse spine che ormai avvolgevano tutto il tronco del salice - e si arrampicò rimanendo immobile sopra un ramo come se fosse morto. Il serpente non si accorse di nulla e vedendo le spine pensò che tutto fosse come al solito. Quando passò vicino, Gesuino lo afferrò per la testa e gliela staccò. Oh se aveste visto quanto a lungo rimase abbracciato al suo albero. Lo abbracciava e lo accarezzava. "Ti perdono, sta’ tranquillo! Ti riporto a casa". Poi scavò per liberarlo dalla terra e dalle spine. Gesuino era piccolo ma aveva una forza straordinaria, incredibile. Dopo averlo liberato se lo caricò sulle spalle e piano piano si diresse verso casa. Il salice era così felice, ma così felice che avrebbe voluto ridere per tutta la vita... Ma non riusciva a fare altro che piangere. Piangeva per la gioia e la commozione che provava. Così rimase un salice piangente, ma piangente di gioia. Le sue lacrime, cadendo sulla terra durante il ritorno verso casa, fecero nascere un'infinità di fiori che ancora oggi fanno più bella la terra. I suoi rami sono ancora penzoloni, ma non più perché tristi o malati. Sono così perché il salice piangente, una volta tornato a casa, volle inchinare la sua chioma in segno di ringraziamento e di umiltà verso Gesuino e suo padre. E per loro scrisse anche questo canto:
    Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso. Insegnerò agli erranti le tue vie e i peccatori a te ritorneranno.
    Quando Gesuino divenne grande e tutti quanti ormai lo chiamavano Gesù, lasciò di nuovo la casa per andare a salvare tutti gli alberi della terra. Il salice, ormai vecchio, venne tagliato e col suo legno fabbricarono una grande croce. E accadde ancora che Gesù salì su quel salice, ormai a forma di croce. Ancora una volta con la corona di spine sulla testa vi rimase disteso sopra come morto. Il suo capo era inchinato verso il basso, come se egli stesso fosse diventato un ramo del suo amato albero. E come un ramo di salice piangente Gesù versava le sue lacrime. E le sue lacrime sembravano diamanti che riflettevano in ogni direzione la luce delle sue parole: "Ti perdono, sta’ tranquillo! Ti riporto a casa". Tutte le persone sono attirate da quelle lacrime e dalla loro luce. Chi ne viene a contatto si trasforma in un bellissimo e profumato fiore che fa più bella la terra. Così il salice piangente, dovunque si trovi nel mondo, continua ad essere per tutti il segno dell'amore di Dio. La sua vista consola tutti quelli che piangono perché si sentono lontani da casa o senza speranza a causa dei propri sbagli e peccati. Dalle sue foglie si ricava una medicina molto potente che alcuni chiamano: "fiducia" ed altri invece: "coraggio". E dai suoi frutti di umiltà si ricava una bevanda miracolosa che impedisce al veleno dei serpenti di uccidere o di fare del male.

    fonte:diocesidialtamura.it



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    SALICE PIANGENTE!!!

    Salice piangente con lacrime a forma di ramo,
    Perchè piangi e non rispondi se ti chiamo??
    E' perchè un giorno lui ti ha dovuto lasciare?
    E' perchè non è potuto restare?

    Sulle tue fronde si arrampicava
    E con la sua piccola mano leggera ti accarezzava

    Con la tua ombra vinceva l'estate
    Pensavi fossero eterne le sue risate?

    Smetti di piangere salice piangente
    Perchè questo piangere non servirà a niente,
    Credi che la morte te lo abbia tolto,
    Che non tornerà mai,

    Ma cercalo nel tuo cuore,
    E lo troverai!
    [Anna Chlumsky]



    Gli amici sono l'ingrediente fondamentale della felicità.....
    Il mio amico virtuale è diverso....
    egli non guarda nei miei occhi, egli vede il mio cuore!
    .....forse tu non sai ma quando mi parli,
    quando giochi con me.... quando mi ascolti, quando mi vuoi bene
    eserciti il nobile compito di un amico reale........

     
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    Il Salice di Pechino

    Salix-matsudana

    Il Salice di Pechino (Salix matsudana tortuosa) è una magnifica pianta da giardino originaria del continente asiatico ed appartenente alla famiglia delle Salicacee. E’ caratterizzato da un fusto contorto, che può raggiungere i 12 metri di altezza, e da rami anch’essi contorti, che possono allargarsi fino a formare una chioma larga sei metri. Le foglie sono strette ed appuntite, di colore verde glauco sulla pagina superiore ed argentee su quella inferiore. Il fogliame è del tutto particolare, poiché tende ad arricciarsi, donando alla pianta un aspetto molto decorativo.

    I fiori sono costituiti da amenti giallognoli, che fanno la propria comparsa nel corso della stagione primaverile. Il Salice di Pechino si adatta perfettamente alla coltivazione in piena terra anche nelle zone con vlima rigido, riuscendo a sopportare temperature inferiori allo zero di 16 gradi. Non richiede cure particolari, ma si consiglia di collocare la pianta su un terreno umido, poiché necessita di molta acqua per crescere al meglio.

    Salice di Pechino (Salix matsudana tortuosa)
    Fioritura: nel corso della stagione primaverile
    Impianto: In autunno o al termine della stagione invernale
    Tipo di pianta: arborea
    Altezza max: 12 metri
    Esposizione
    Il Salice di Pechino mostra il meglio della sua bellezza se collocato in posizione soleggiata. Cresce bene anche nelle zone parzialmente illuminate, ma lo sviluppo sarà meno rapido. Non teme il freddo ed è per questo che può essere coltivato anche nelle zone con inverni particolarmente rigidi.
    Terreno
    Si adatta a qualunque tipo di terreno, pur preferendo quello umido e ricco di sostanza organica.
    Innaffiatura
    Nel corso della stagione primaverile ed in estate è necessario intervenire con regolarità, facendo in modo che il terreno si mantenga umido tra un'irrigazione e l'altra.
    Malattie e avversità
    Afidi, cocciniglia e larve possono attaccare la pianta e comprometterne la salute. In caso di attacco è necessario intervenire tempestivamente con prodotti specifici, seguendo le indicazioni del produttore.
    Concimazione
    Non necessita di interventi particolari. Nella fase di messa a dimora è possibile aggiungere materiale organico al terriccio di coltivazione.
    Moltiplicazione
    Il Salice di Pechino si propaga per talea al termine della stagione invernale o in autunno, prelevando delle porzioni di ramo e lasciandole radicare in un substrato umido fino alla messa a dimora definitiva.



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4 replies since 19/2/2011, 23:07
 
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