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Franco Ferrara

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    Franco Ferrara


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    Franco Ferrara (Palermo, 4 luglio 1911 – Firenze, 7 settembre 1985) è stato un direttore d'orchestra italiano.


    Biografia

    Franco Ferrara iniziò gli studi musicali nella città natale all'età di appena cinque anni, mostrando ben presto un sorprendente talento. Quasi adolescente si trasferì a Bologna dove completò il corso di studi musicali diplomandosi in violino, pianoforte, organo e composizione presso il Conservatorio Giovanni Battista Martini. Fu allievo, nelle rispettive materie, dei maestri Consolini, Ivaldi, Belletti e Nordio. A causa della votazione riportata per ciascun diploma gli furono conferiti altrettanti premi.
    Sebbene all'epoca dei suoi studi non esistessero corsi scolastici di direzione d'orchestra, per cui ad un aspirante direttore non rimaneva che intraprendere un lungo tirocinio presso i teatri e le istituzioni sinfoniche nel ruolo di Maestro sostituto o assistente oppure come strumentista in orchestra, Franco Ferrara fu facilitato nel suo apprendistato di direttore dal fatto che presso il Conservatorio di Bologna esisteva un'orchestra di allievi che consentiva ai diplomandi in Composizione di eseguire i lavori preparati durante il corso: fu nell'ambito di questo complesso che Franco Ferrara compì le prime esperienze, dirigendo per la prima volta all'età di appena nove anni. E fu sempre a Bologna che Ferrara fece le sue prime esperienze di contatto con il pubblico in veste di pianista, violinista e compositore, dirigendo alcuni suoi stessi lavori.
    Appena acquisito il diploma in violino entrò nell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna dove ebbe l'occasione di suonare con Arturo Toscanini. Fu proprio al Teatro di Bologna che, come egli soleva ricordare, il 14 maggio 1931, si trovò presente insieme ad uno sconcertato Respighi all'oltraggioso gesto dello schiaffeggiamento compiuto da un gruppo di squadristi nei confronti del grande direttore, noto per il suo convinto antifascismo, il quale si era rifiutato di far eseguire dall'orchestra un inno fascista.
    FERRARA1941Nel 1931 si trasferì a Roma dove entrò a far parte dell'Orchestra dell'Augusteo, nella quale rimase fino al 1933 quando fu chiamato come I Violino di Spalla nell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Prolungò la sua permanenza a Firenze fino al 1940 suonando sotto la direzione dei più prestigiosi Maestri di livello internazionale (De Sabata, Guarnieri, Gui, Walter, Mengelberg, Erich Kleiber). Fu incoraggiato proprio da Guarnieri a dedicarsi alla Direzione d'Orchestra, affidandogli la preparazione dell'Orchestra del maggio musicale per un Concerto in trasferta a Montecatini e subito dopo gli offrì l'occasione di dirigere un concerto al Teatro Comunale di Firenze. Ferrara debuttò così il 20 gennaio 1938 con un programma conforme ai gusti degli anni '30 e molto variegato: l'Ouverture da "Il Segreto di Susanna" di Wolf-Ferrari, 5ª Sinfonia di Beethoven, "La Vendemmia" di G. Mulè, Preludio atto III dalla Traviata, "Volo del Calabrone" di Rimskij-Korsakov e la "Cavalcata delle Walkirie" di Wagner.
    Da quel momento e nei dieci anni successivi Ferrara avrebbe diretto in quasi tutti i Teatri e presso gli Enti Sinfonici più prestigiosi d'Italia, compiendo anche numerose tournée all'estero, ad esempio in Germania, Ungheria e Romania, e dirigendo alcune tra le più importanti orchestre del mondo come la Berliner Philharmoniker, la Dresdner Philharmoniker, la Bamberger Symphoniker, e altre. Tuttavia, il vero e proprio consolidamento della fama per il giovane direttore si ebbe con il concerto a Roma presso la Basilica di Massenzio nel luglio 1939, alla guida dell'Orchestra di Santa Cecilia. Con la stessa Orchestra Ferrara avrebbe poi lavorato ininterrottamente fino al 1945, ricoprendone negli ultimi due anni (novembre 1944 - settembre 1945) l'incarico di direttore stabile.
    Nel 1948 dovette interrompere l'attività di direttore d'orchestra per motivi di salute. Molte furono le ipotesi formulate in quel tempo circa le cause del suo cattivo stato di salute e, di recente, si è ipotizzato con una certa plausibilità che Ferrara soffrisse di una scarsa ossigenazione del sangue, il che lo portava a perdere improvvisamente il tono muscolare pur senza mai perdere la lucidità. Risultano invece destituite di ogni fondamento le illazioni circa la sua condizione psichica come dimostrato dalle notevoli doti percettive e mnemoniche conservate anche in età avanzata[soffire di disturbi psichici non significa perdere la memoria. Va chiarito.]. Ripresosi dalla fase più acuta dei suoi disturbi, Ferrara continuò a dirigere per una serie di registrazioni Rai e si dedicò anche alla composizione e alla direzione di musiche per film (fra gli altri, Jovanka e le altre, per il quale diresse le musiche composte da Angelo Francesco Lavagnino). Questo rapporto con il cinema lo avrebbe portato a dirigere numerose colonne sonore per film realizzati da alcuni dei più importanti registi italiani, come Fellini, Antonioni e Visconti.
    Nel 1951 diresse per la Rai l'opera I due timidi di Nino Rota, che fu premiata con il Prix Italia. Sempre in ambito operistico Ferrara realizzò una serie di film per il Cinema: "L'Ajo nell'imbarazzo" di Donizetti, "L'occasione fa il ladro" e "La scala di seta" di Rossini e "La Serva Padrona" di Pergolesi.
    Il 4 novembre 1961 fu inaugurato il 2° Canale della Rai per il quale Franco Ferrara diresse le musiche originali di Raffaele Gervasio eseguite dall'Orchestra e dal Coro della Rai di Roma.
    L'altro percorso della sua carriera fu quello di dedicarsi all'insegnamento. Lo fece dal 1947 presso il Conservatorio Santa Cecilia a Roma, prima come docente incaricato della classe di esercitazioni orchestrali poi di quella di lettura della partitura.
    Nell'ottobre 1959 vinse, risultando primo in assoluto, il Concorso bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione per la cattedra di Professore di ruolo di Lettura della Partitura. Nel corso dell'anno successivo tuttavia passò alla cattedra di Direzione d'Orchestra. Questa cattedra nell'anno 1975 fu trasformata in Corso di Perfezionamento presso l'Accademia nazionale di Santa Cecilia e Ferrara lo svolse fino al 1981 quando, secondo l'arido linguaggio burocratico, raggiunse "i limiti d'età" per cui andò in pensione. Tuttavia sempre nel corso del 1981 il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferì la nomina di "Professore Emerito". Parallelamente all'attività didattica di Ferrara si svolse anche fuori dall'apparato ministeriale fin dal 1958, anno in cui Valentino Bucchi, al tempo Direttore del Conservatorio "F. Morlacchi" di Perugia, lo chiamò a tenere un corso estivo di Direzione d'Orchestra che ebbe altre due edizioni negli anni successivi. A partire dal 1961 inoltre Ferrara tenne per diversi anni dei corsi straordinari per le "Vacanze Musicali" di Venezia, città dove il Gran Teatro La Fenice lo invitò a tenere un corso semestrale dall'ottobre 1976 al marzo 1977.
    Ferrara è stato inoltre presente per ben 14 volte all'Accademia Musicale Chigiana di Siena dove dal 1964 fino al 1985 ha tenuto il Corso di Direzione d'Orchestra frequentato da allievi provenienti da tutto il Mondo, molti dei quali hanno poi intrapreso una brillante carriera che li ha portati sulla scena musicale internazionale. Tra il 1974 ed il 1975 anche il Teatro Comunale di Bologna affidò a Ferrara un corso per la direzione d'orchestra.
    All'estero l'attività di Franco Ferrara ha avuto un carattere transcontinentale. Basti pensare ai suoi corsi europei che si sono tenuti ad Hilversum (Olanda) presso le "Radio Unite Olandesi" (dal 1958 al 1973), a Parigi presso il Conservatoire National Supérieur de Musique, in Svizzera presso la Radio di Lugano ed il Festival "Tibor Varga" di Sion.
    È stato poi più volte invitato in Asia, a Manila (Filippine); in Giappone invece è stato invitato da Seiji Ozawa nel 1976 per tenere un corso presso l'Accademia TOHO di Tokyo in onore di Hideo Saito, il grande direttore d'orchestra giapponese scomparso, maestro dello stesso Ozawa. In America invece Ferrara ha insegnato fin dal 1975 al Curtis Insititute of Music Curtis Institute di Philadelphia, alla Juilliard School di New York e al Berkshire Music Center di Tanglewood.
    Nel maggio '77 un improvviso ictus cerebrale impone una battuta d'arresto alla sua attività didattica, ma essendosi egli ripreso con forza e in maniera sorprendente, la riprese a tempo pieno. Nel 1983 tenne un corso speciale a Bari e sempre nell'ottobre '83 organizzò un ciclo di Concerti con cinque giovani direttori alla testa dell'Orchestra Rai di Roma.
    Gli allievi che Franco Ferrara ebbe nell'ambito dei corsi tenuti nell'arco di oltre un trentennio sono stati quasi 600. Molti di essi sono diventati direttori d'orchestra di livello internazionale, o comunque hanno raggiunto traguardi di tutto rilievo.


    Parlando dei suoi allievi si può ricordare come, sebbene avesse fama di persona dal carattere difficile, la maggior parte di essi lo ricorda come una persona affabile e socievole, di grande generosità ed integrità morale, sia nei comportamenti della vita quotidiana che nella vita artistica e di docente. Il fatto è che non tollerava la superficialità ed il pressappochismo da parte di chi si avvicinava all'arte della musica. È vero il fatto che avesse degli accessi d'ira, ma questa non era mai gratuita: Ferrara era intransigente con sé stesso, per cui al di fuori di qualsiasi logica dispotica, per puro amore dell'arte, pretendeva lo stesso atteggiamento dai suoi allievi o collaboratori, per i quali non ammetteva eccezioni.
    Furono molti i premi ed i riconoscimenti conferiti a Franco Ferrara nel corso della sua carriera: il 2 marzo 1958 gli è stato conferito il titolo di Accademico di Santa Cecilia. Ebbe analoghi riconoscimenti anche dall' Accademia Cherubini di Firenze e dall' Accademia Filarmonica Romana. Lo Stato gli espresse il suo riconoscimento attraverso la Medaglia d'argento al valore, concessa dal Ministero della Pubblica Istruzione.
    Franco Ferrara ha inoltre preso parte alle giurie di alcuni dei più prestigiosi Premi internazionali: dal "Mitropoulos" di New York al Premio della "Fondazione Karajan", al "Cantelli", al "Marzotto" fino al "Casagrande" di Terni del 1982.
    Il 7 maggio 1977 Ferrara si trovava a Copenaghen quando fu colto da un nuovo ictus cerebrale. Trasferito immediatamente a Roma venne ricoverato presso l'Ospedale dei Cavalieri di Malta. Rimase paralizzato agli arti della parte destra del corpo, ma non ebbe alcuna complicazione sul piano della lucidità e della parola. Ben presto Ferrara grazie alla sua sempre sorprendente forza d'animo riuscì a superare con forza gli impedimenti fisici recuperando la motilità della gamba e parzialmente anche del braccio. In breve tempo riuscì a tornare alla sua amata attività didattica, a quella compositiva, a suonare, sebbene lo facesse solo in privato e addirittura a guidare l'automobile. Negli anni successivi confessò che in seguito alla malattia, le capacità percettive gli si erano addirittura duplicate, anche se non dormiva e non percepiva né il caldo né il freddo. Una alterazione delle sensazioni che non gli impedì di affrontare le pur defatiganti lezioni con i suoi allievi.
    Il 1º settembre 1985 gli venne assegnato il Premio "Una Vita per la Musica" a Venezia presso il Gran Teatro La Fenice per l'occasione gremito di allievi, colleghi ed amici.
    Nella notte tra il 6 ed il 7 settembre 1985 venne colto da infarto nella sua camera dell'Hotel Anglo Americano a Firenze dove si era recato per il Concorso di Direzione 'V. Gui'. Fu condotto in Ospedale dove trascorse una notte d'agonia, spirando all'alba del 7 settembre. Con la sua morte Ferrara avrebbe lasciato un incolmabile vuoto tra tutti coloro che in vita lo avevano amato e ammirato. Ancora oggi (2007) chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo dotato di fascino e carisma, di una sorta di naturale magnetismo. Forse l'effetto più straordinario della sua personalità e preparazione fu quello per cui nonostante il prematuro ritiro dalle scene, continuò a godere della stima di tutti i suoi colleghi. Basti menzionare la sorprendente dichiarazione di un direttore d'orchestra come Herbert Von Karajan, il quale ammise come parte della sua ascesa verso la fama internazionale fosse stata dovuta al fatto che un direttore come Ferrara avesse abbandonato le scene ed inoltre non ha perso mai occasione, e come lui tanti altri grandi direttori, per considerare imperituro il ricordo della grandezza di Franco Ferrara.
    È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.


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