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i bimbi e' l'asilo nido!!!

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    10 consigli utili sull’inserimento all'asilo nido

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    10 consigli fondamentali per vivere più serenamente possibile (senza trasmettere ansia!) la prima grande avventura del tuo piccolo: il suo 'debutto' fuori casa al nido.

    Il momento è quasi arrivato... l'inizio di una nuova, emozionante avventura per tutti quei piccoli che andranno all'asilo nido. E anche se la scelta è stata ben ponderata in famiglia, il genitore vive, spesso, questo primo distacco con un po' di preoccupazione...

    Come devo comportarmi i primi giorni? Capirà che lo lascio in un bel posto ma poi torno? E se ci dovesse mettere tanto a entrare in confidenza con il nuovo ambiente?


    Tutti dubbi e domande legittime che si risolvono quasi sempre in modo piuttosto spontaneo durante la prima fase dell'inserimento. Perché, di frequente, è il bambino stesso a sorprendere l'adulto con le sue reazioni positive. Il nido, infatti, non rappresenta solo la prima separazione dalla mamma ma è anche un luogo nuovo, 'interessante', tutto da scoprire ed esplorare agli occhi del piccolo.

    In ogni caso, è assolutamente normale che il bimbo manifesti una certa resistenza verso una situazione che non conosce. Ma con qualche accorgimento il genitore può aiutarlo a superarla e a vivere serenamente questa nuova esperienza.

    Ecco una raccolta di 10 consigli fondamentali, da parte di uno psicologo e di una pedagogista, per affrontare bene, insieme al bimbo, il primo impatto con il nido.

    1. Racconta al tuo bimbo che andrà al nido

    Nel periodo precedente all'ingresso al nido è molto importante raccontare al bimbo, anche se ha solo 5-6 mesi, la novità che lo attende. A raccomandarlo a tutti i genitori è Alberto Pellai, medico, psicologo psicoterapeuta dell'età evolutiva (autore di numerosi libri, tra cui “Si va a scuola”, Erickson, che contiene un cd con tanti consigli pratici sul tema).

    “Il racconto mette in sintonia le due menti, mamma e bimbo, sull'evento. Inoltre, un mese prima dell'inserimento, per esempio, si può portare il bambino davanti al nido e spiegargli, tenendolo in braccio, che quella è la casetta dove andrà dopo le vacanze. Tutto questo predispone la mente del piccolo ad affrontare la nuova esperienza. E poi aiuta entrambi, mamma e figlio, a integrare bene il cambiamento”.

    2. Mamma stai calma, le emozioni ti si leggono in faccia...
    Di fatto, l'ingresso al nido, pur se frutto di una scelta ponderata, segna, comunque, il primo distacco dalla famiglia. Non è così facile e immediato 'digerirlo', anche per il genitore, a livello emotivo.

    Tuttavia, è indispensabile non trasmettere ansia o timori al bimbo. Per evitarlo, sarebbe opportuno, secondo Pellai, esercitare una sorta di automonitoraggio. “Il piccolo legge le emozioni sulla faccia della mamma e le registra, come dimostrano oggi gli studi di neuroscienze”, dice lo psicologo.

    3. Esprimi pensieri positivi
    Sulla stessa scia, Roberta Balsemin, pedagogista e coordinatrice del Nido Robertino di Milano (e mamma di 3 figli), invita ad affrontare la novità, esprimendo ad alta voce un messaggio positivo. Per esempio: 'Ti porto in un posto sicuro dove puoi giocare con altri bambini, la mamma sa che qui tu starai bene'. Secondo la sua esperienza pluridecennale, dire tutto ciò serve al bimbo e anche alla mamma, è importante per entrambi dare voce a questo tipo di pensieri. Allo stesso modo, lo è ripetere al piccolo quanto bene gli si vuole, pur andando via per un po' di tempo mentre lui sarà al nido.

    4. Costruisci un rituale speciale

    Un buon sistema per preparare il bimbo al suo debutto fuori casa è la costruzione di un rituale quotidiano legato al nido. “Un'idea, per esempio, è mettere al piccolo una gocciolina di profumo, dicendo: 'Ecco, ora hai addosso il profumo di mamma!' - consiglia Pellai. Dopo una settimana, il bimbo allungherà le braccia per richiederlo e sarà pronto per il distacco. Anche un adesivo o un micro nastrino al polso, se non è pericoloso per l'età, possono andare bene. Quello che conta è la creazione di un piccolo rito speciale. Che rappresenta anche un modo per portare un pezzetto di mamma dentro il nido”, spiega lo psicologo.

    5. Non avere fretta...

    Nel corso del primo periodo al nido, compatibilmente con le situazioni di vita e lavoro, il genitore non dovrebbe mai avere fretta (evitando ogni forzatura) e rispettare invece i tempi unici di suo figlio.

    “In genere, la fase dell'ambientamento può durare da 15 giorni a 4 settimane con orario ridotto, ma ogni bimbo ha i suoi ritmi – spiega la coordinatrice del Nido Robertino. Quando, per esempio, dopo 2 settimane, il bimbo fa ancora fatica, è opportuno lasciarlo meno ore al nido e non forzare per l'orario intero. Insomma, non dimentichiamolo, gradualità è sempre la parola chiave”.

    6. Rispetta i ritmi del tuo bimbo e non sentirti giudicata
    “Non c'è un prontuario dell'ambientamento e neanche quello del genitore perfetto, - continua la pedagogista – in ogni caso, la mamma non deve sentirsi giudicata dal nido”.

    In altre parole, è fondamentale avere ben chiaro in testa che dai tempi del bimbo non si misura la 'bravura' del genitore. “L'ambientamento è come una sorta di torta che riesce bene per un mix di ingredienti... In modo analogo, una serie di componenti fanno sì che il bimbo sia più tranquillo. Ma è bene tenere presente che il nido non è un ambiente giudicante”, afferma l'esperta.

    7. Fagli capire che tornerai presto
    Nel corso dell'inserimento, quando arriva il momento di lasciare il bimbo un po' da solo in sezione, è opportuno che lui abbia capito bene prima di allontanarsi.

    Il concetto di 'prima' e 'dopo' (o 'fra poco') non ha molto senso per i più piccoli, è troppo astratto. Per questo, secondo la pedagogista, è importante legare il tempo a una situazione, nota al bimbo, che rimandi a un 'periodo corto'. All'inizio, per esempio, si può dire: 'Ciao, la mamma va a prendere un caffè e torna qui!'. In linea di massima, per esempio, anche comprare il pane o la frutta dà al bimbo la percezione di un tempo breve.


    “In base alle modalità dell'ambientamento, piano piano, la quantità di tempo trascorsa al nido si dilaterà ma è importante nel primo periodo il richiamo a una realtà che il piccolo già conosce e può comprendere”, spiega Balsemin.

    8. Lascia che porti con sé l'orsetto
    All'inizio di questa avventura (e anche dopo), il piccolo può portare con sé il suo pupazzo del cuore, lo straccetto di stoffa o il giochino preferito. Già a casa, in alcuni momenti della giornata, questo oggetto ha per lui una funzione confortante (Nda questo in psicologia si chiama 'oggetto transizionale', secondo gli studi del pediatra e psicoanalista inglese D. W. Winnicott).

    Questo 'alleato' così speciale aiuta il bimbo a vivere con più serenità le nuove routine del nido. Se, per esempio, dorme sempre stringendo il suo fazzoletto della nanna (o il sonaglino, l'orsetto, la bambolina...), ne avrà bisogno e lo cercherà anche nel nuovo ambiente. Nel corso del primo colloquio conoscitivo, è utile farlo presente alla educatrice di riferimento del bimbo. E poi... non dimentichiamolo a casa!
    In modo analogo, è utile e rassicurante anche il succhiotto per chi ne fa uso: “La suzione per i più piccoli, fino ai 18 mesi, significa 'mamma', è un'esigenza forte”, dice la pedagogista. L'ingresso al nido è già un grande cambiamento, non è il caso di aggiungere altre novità 'impegnative' (tipo, appunto, togliere il ciuccio, il pannolino, cambiare lettino) proprio durante questa fase della vita del piccolo.

    9. Ripeti (all'infinito!) che la mamma torna sempre...
    La prima settimana è trascorsa senza tragedie? Ottimo... Ma occorre non dare nulla per scontato.

    Per questo, anche più avanti, a fine ambientamento, il richiamo al ritorno è sempre importante, come sostiene la pedagogista. Una affermazione tipo, per esempio, 'la mamma deve andare al lavoro ma dopo la nanna torna!' contribuisce a rassicurare il piccolo. E non è mai esagerato ripeterla anche se tutto sembra andare alla perfezione!

    In più, è bene tenere presente che a volte alcuni bambini mostrano una certa resistenza al distacco proprio quando il periodo più delicato sembrerebbe superato. Per accettare meglio il fatto che andrà 'tutti i giorni' al nido (e non solo qualche volta con la mamma che si ferma a giocare!) è molto utile al bimbo identificare un adulto come punto di riferimento. “In questo modo, la mamma può tranquillizzare il piccolo spiegandogli che la sua educatrice gli farà le coccole mentre lei non c'è”, spiega Balsemin.

    In ogni caso, quando si lascia il bimbo al nido e poi al momento di riportarlo a casa, secondo Pellai, l'approccio migliore è sempre quello tranquillo e 'stabile': “Non è opportuno enfatizzare separazione e riavvicinamento, ma è importante gestirli bene, con calma”, afferma lo psicologo.

    10. Impara a dare fiducia alla struttura
    “Tutto passa attraverso la relazione con persone che non si conoscono ancora. Non è facile... Per questo mamma e bambino devono avere il tempo di entrare in confidenza con le educatrici e l'ambiente”, dice Balsemin. La fiducia verso la struttura è infatti fondamentale ma non si può certo pretendere che sia immediata. E il periodo dell'inserimento offre anche la possibilità di gettare le basi e alimentarla.

    Sulla stessa lunghezza d'onda anche Pellai che raccomanda ai genitori di “fidarsi e affidarsi completamente al personale del nido”. In più, lo psicologo consiglia di non vivere la competizione tra le proprie competenze e quelle dell'educatrice. Un approccio del genere non favorirebbe certo la nascita di un sereno rapporto di fiducia.

    fonte:www.nostrofiglio.it/

     
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    Come capire se un bimbo sta bene al nido

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    Anche se non parla ancora, i bambini sanno comunicare bene il loro disagio. Ecco i segnali da osservare e come è meglio intervenire se ci accorgiamo che ha dei problemi ad andare al nido

    Il piccolo è irascibile, rifiuta il cibo, piange anche solo al sentir parlare del nido, ma soprattutto il nostro sesto senso ci dice che qualcosa non va. Sono solo alcuni dei segnali che ci possono far capire che il bambino non sta bene al nido.

    Ma come fare a esserne sicuri? Lo abbiamo chiesto a Pamela Fragale, pedagogista esperta di prima infanzia, dello studio Consulenza Genitori.



    I SEGNALI DA OSSERVARE




    1. Se piange in modo diverso dal solito

    «La premessa da fare è che il pianto al mattino, nel momento del distacco, è normale: comunica semplicemente la fatica che i bimbi stanno facendo per adattarsi al nuovo ambiente e alla nuova situazione. Quindi, di per sé, se il bimbo si mette a piangere quando lo lasciate al nido, non dovete allarmarvi. Tuttavia, se il pianto diventa inconsolabile, diverso dal solito e soprattutto perdura nel tempo, bisogna accoglierlo come il segnale che qualcosa non va».


    2. Il bambino è particolarmente nervoso

    «Se il piccolo è molto nervoso e irascibile rispetto a prima, sicuramente sta esprimendo un disagio da accogliere e comprendere. Il problema potrebbe essere legato all'asilo o a una particolare difficoltà del bambino, cercate di capire quale possa essere la causa di questo cambio di umore prima di intervenire».

    3. Smette di mangiare

    «Ha sempre mangiato la pappa senza difficoltà e ora la rifiuta completamente. Sicuramente, è un segnale da considerare e monitorare. Chiedete anche al pediatra che cosa fare in questa situazione».

    4. Ha difficoltà a dormire

    «È abbastanza frequente che i bambini abbiano difficoltà nell'addormentamento e durante la notte. Ma se notate dei cambiamenti particolari, come ad esempio risvegli insoliti o maggiori difficoltà a prendere sonno, valutate il segnale».

    5. Rifiuta il nido
    Un altro fattore a cui prestare attenzione è come si rapporta il bambino all'asilo: «se si rifiuta di parlare delle educatrici, della stessa struttura o, se ancora non parla, piange al solo sentirne raccontare, è un campanello d'allarme da non sottovalutare».

    6. I bambini non trascurati

    «Fatte attenzione a come trovate i bambini quando li andate a prendere: non va bene se li trovate in un angolo da soli, senza che ci sia nessuno a prendersene cura, o con il pannolino sporco, senza essere stati cambiati e puliti».

    COME INTERVENIRE SE IL BIMBO NON STA BENE AL NIDO
    Se avete capito che il vostro bambino non sta bene all'asilo ecco cosa è bene fare.



    1. Non prendete decisioni avventate

    «Se vedete che qualcosa non va, datevi il beneficio del dubbio e aspettate un po'. L'inserimento dura circa due settimane, ma poi c'è tutto il periodo dell'ambientamento che è più lungo. Se dopo due o tre mesi la situazione non cambia e il disagio del bambino permane, allora è bene riflettere sulle alternative».

    «Lo stesso si deve fare se il bambino frequenta già da un po' il nido, ma di punto in bianco cambia atteggiamento comunicando il suo malessere: potrebbe essere un comportamento legato ai fattori esterni, come un problema familiare, oppure legato direttamente al nido».

    2. Parlate con le educatrici

    «È importante confrontarsi con loro perché la difficoltà di vostro figlio potrebbe essere legata non al nido in sé, ma magari a una particolare dinamica tra bambini o a qualche altra causa. Le educatrici sapranno sicuramente spiegarvi meglio i problemi che sta affrontando».


    3. Confrontatevi con gli altri genitori

    All'entrata o all'uscita dal nido (ma anche via WhatsApp, o tramite i gruppi su Facebook), «contattate le altre mamme che portano i loro figli al nido per parlare delle difficoltà di vostro figlio e confrontarvi sull'argomento. Sarà un modo utile per avere un quadro più completo della situazione».


    4. Osservate gli altri bambini

    «Allo stesso modo, è importante osservare come stanno anche gli altri bambini che frequentano il nido. Chiedetevi se sono sereni o manifestano anche loro dei disagi (e da quanto li manifestano)».


    5. Assecondate il vostro intuito
    «Ascoltate ciò che vi dice la “pancia”. Spesso le sensazioni che si hanno ci indirizzano verso la scelta giusta. Certo, bisogna cercare di farlo in modo equilibrato, perché altrimenti si rischia di fare di una sensazione personale una verità che, magari, non è aderente alla realtà. Confrontatevi con il partner, con persone care e con gli altri genitori del nido in modo da razionalizzare ciò che sentite e capire meglio se è il caso di intervenire».

    6. Trovate delle alternative

    «Nel momento in cui capite di aver perso la fiducia nella struttura che avete scelto, non abbiate paura di trovare delle altre soluzioni. E questo anche se magari vi state sbagliando: la cosa più importante, infatti, è che la mamma sia serena nel momento del distacco e non può farlo se ha dei dubbi sul luogo in cui lascia suo figlio».

    fonte:https://www.nostrofiglio.it

     
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