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Il Nome della Rosa

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    Eco, "Il nome della rosa": riassunto e commento


    Il nome della rosa è il primo romanzo di Umberto Eco, pubblicato nel 1980. Il saggista e semiologo decide quindi di dedicarsi alla letteratura con un romanzo storico ambientato nel Medioevo, che si avvicina per molti elementi al genere "giallo". Il romanzo ha ottenuto grande successo sia in Italia sia all’estero, venendo tradotto in 47 lingue. Ha vinto il Premio Strega del 1981.



    Il romanzo è ambientato nel 1327 in un monastero benedettino dell’Italia settentrionale ed è narrato in prima persona dal protagonista, Adso da Melk, che ormai anziano racconta le vicende accadute al monastero, e le indagini condotte dal suo maestro, Guglielmo da Baskerville. L’intera vicenda si sviluppa in sette giorni, che Adso nelle sue memorie suddivide secondo la scansione del giorno della regola benedettina (mattutino e laudi, ora terza, ora sesta, ora nona, vespri, compieta). Guglielmo da Baskerville, monaco inglese ed ex inquisitore seguace del filosofo Ruggero Bacone, ha l’incarico di mediare un incontro tra francescani, protetti dall’imperatore Ludovico il Bavaro, e gli emissari del papa di Avignone, Giovanni XXII. Il monaco inglese e il suo allievo giungono all’abbazia, dove, durante la loro permanenza di una settimana, vengono uccisi sette monaci: tutti i delitti sembrano ruotare attorno alla biblioteca del monastero, che nasconderebbe un misterioso segreto. Indaga anche l’inquisitore Bernardo Gui, che condanna al rogo due monaci (ex eretici dolciniani) e una donna, accusandoli degli omicidi senza avere prove valide. Guglielmo da Baskerville, con l’aiuto del suo allievo, scoprirà il vero responsabile e il movente: tenere nascosta la scoperta ed evitare la lettura del secondo libro della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia e in particolare al riso. Un terribile incendio che distrugge l’abbazia e il manoscritto conclude il romanzo e le indagini di Guglielmo.



    Il nome della rosa si presenta come un romanzo complesso, non appartenente a un singolo genere e che sotto la patina "gialla" cela la ricchezza di rimandi intertestuali e il gioco citazionistico (dai classici latini alla letteratura medievale, dai romanzi ottocenteschi alla cultura dei mass-media) tipicamente postmoderno del suo autore. Innanzitutto si tratta di un romanzo storico, sul modello dei Promessi sposi di Manzoni, in cui vicende e personaggi inventati sono calati in una determinata epoca storico e contesto sociale. In questo caso Eco ricostruisce l’Italia medievale delle controversie religiose e degli scontri tra Papato e Impero, inserendo oltre a personaggi inventati, anche figure storiche, come l’imperatore Ludovico il Bavaro o fra Dolcino; mentre l'ambientazione e l’atmosfera ricordano quelle dei romanzi gotici del Sette-Ottocento. I delitti e le indagini sono tipici del romanzo giallo: lo stesso nome di Guglielmo da Baskerville ricorda in maniera trasparente il titolo del noto romanzo di Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville, una delle più famose indagini di Sherlock Holmes. Holmes e il monaco inglese (cui ovviamente corrispondono il dottor Watson e il buon Adso...) utilizzanno il metodo deduttivo, basato sulla ragione e la scienza, per arrivare ad accertare la verità; a differenza del modello classico del giallo però, Il nome della rosa si conclude con il successo dell’assassino, che, pur morendo, riesce a distruggere il manoscritto di Aristotele.



    Diversi sono i livelli di lettura del romanzo, che presenta diversi riferimenti filosofici, letterari e metanarrattivi; il lettore viene sfidato dallo scrittore a individuare questi indizi all’interno dell’opera e a riconoscere le citazioni, colte o esplicite che siano. Così, al piano della trama si intreccia sempre la riflessione dell'autore, sulla scorta dei suoi interessi filosofico-semiologici, sulla pluralità delle letture possibili che ogni testo (compreso il suo) può avere. Lo stesso titolo del romanzo (tra quelli scartati, L'abbazia del delitto e Adso da Melk) è assai indicativo in questo senso: da un lato, esso rimanda alla complessa simbologia della rosa, presente in moltissime opere della letteratura medievale. Dall'altro esso si ispira, come spiega Eco stesso, ad un esametro tratto dal De contemptu mundi di Bernardo Morliancense, autore del XII secolo. Sostituendo "Roma" con "rosa" (e ricollegandosi ironicamente alla nota "disputa sugli universali" della filosofia scolastica medievale), lo scrittore pone alla fine del suo libro la frase: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” ("la rosa primigenia esiste solo come nome, noi possediamo nomi nudi"), sottointendendo così che a fondamento della realtà (delle cose umane, e quindi anche alla base di ogni nostro percorso di conoscenza e di indagine) rimangono solo i "nomi". In questo caso il verso può essere spiegato come una riflessione sulla transitorietà delle cose, di cui, alla fine, rimane solo l'aspetto verbale.




    Il Nome della Rosa


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    Il Nome della Rosa è una Serie TV di genere miniserie tv del 2019, ideata da Giacomo Battiato, Andrea Porporati, Nigel Williams, con John Turturro e Damian Hardung. Prodotto da 11 Marzo Film, Palomar, Rai Fiction. Il Nome della Rosa è ancora in lavorazione. È stata prodotta una stagione.



    IDEATORE: Giacomo Battiato, Andrea Porporati, Nigel Williams
    ATTORI: John Turturro, Damian Hardung, Rupert Everett, Michael Emerson, Sebastian Koch, James Cosmo, Richard Sammel, Fabrizio Bentivoglio, Alessio Boni
    ANNO: 2019



    TRAMA IL NOME DELLA ROSA:

    Il Nome della Rosa, Serie TV diretta da Giacomo Battiato, è tratta dall'omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980.
    Siamo nel Nord-Italia, anno 1327. Il frate Guglielmo da Baskerville (John Turturro) raggiunge un'isolata abbazia benedettina sulle Alpi. Lo attende una Disputa importante: dovrà rappresentare l'Ordine francescano, sostenuto da Ludovico di Baviera, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del Papa francese Giovanni XXII.
    Adso da Melk (Damian Hardung), un giovane novizio benedettino, segue Guglielmo. Rinnegato il destino impostogli dal padre (Sebastian Koch), barone al seguito dell'Imperatore, Adso lo ha scelto come guida per il suo cammino spirituale.
    L'abbazia, al loro arrivo, si presenta subito come un luogo inquietante, con una biblioteca che custodisce manoscritti di inestimabile valore e dove tuttavia aleggia più di un mistero.
    L'assassinio del monaco Adelmo dà il via a una serie intricata di eventi delittuosi che coinvolgono, uno alla volta, i monaci dell'abbazia. Guglielmo, su mandato dell'Abate Abbone (Michael Emerson), dovrà indagare sull'identità e sul movente del misterioso assassino seriale per arrivare alla risoluzione del caso, prima che la disputa teologica tra la delegazione francescana e quella papale, capeggiata dal feroce inquisitore domenicano Bernardo Gui (Rupert Everett), abbia inizio.
    Nel corso dell'indagine, Guglielmo scoprirà che due seguaci della setta dell'eretico Fra' Dolcino (Alessio Boni), Remigio (Fabrizio Bentivoglio) e Salvatore (Stefano Fresi), sopravvissuti all'eccidio della loro gente, vivono da infiltrati nell'abbazia. Scampata a questo eccidio è anche la giovane Anna, figlia di Fra' Dolcino e della sua compagna Margherita (Greta Scarano).
    Anna è animata da un forte sentimento di vendetta verso il terribile Gui, che l'ha privata degli affetti più cari, il figlio e il marito, mettendo a ferro e fuoco il villaggio eretico di Pietranera. Adso partecipa attivamente all'indagine del maestro Guglielmo, ma l'incontro con una bellissima ragazza dai capelli rossi (Antonia Fotaras), una profuga occitana rimasta orfana a causa della guerra, fa vacillare la sua vocazione. Guglielmo intuisce che l'abbazia cela, nel labirinto della sua famosissima biblioteca, la chiave dei misteri. Ma quando sembra essere sul punto di risolvere l'enigma, gli eventi precipitano...


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